"Non abbiamo armi" - Ermal Meta - Febbraio 2018 - Segnalazione

di Daniela Marras

Ho “scoperto” Ermal Meta solo di recente, dopo l’ultimo festival di Sanremo.

Ho chiesto perfino aiuto a mia madre e alle mie nipotine per l’esatta pronuncia del suo nome e cognome... Dove sono stata con la testa negli ultimi anni, mentre lui scalava le classifiche e si costruiva un seguito invidiabile di fan scatenati, “I lupi di Ermal”?! Non so, musicalmente ero altrove... Gli incontri, nella vita, siano incontri di persone, libri, musica e altre esperienze, avvengono così, nei momenti cucitici addosso dal destino, dalla sorte. Ho incontrato Ermal con la sua bella testa di ricci ora che io i ricci non li ho più... ahimè!

Ebbene, dopo aver ascoltato, la canzone del festival che lo ha portato alla vittoria insieme a Moro, mi sono attrezzata per recuperare e ho acquistato il suo ultimo album, “Non abbiamo armi”, e un cofanetto con tre CD con le sue canzoni degli anni passati.

Serate di full immersion, conquistata, nonostante l’iniziale minestrone in testa.

Mi fa piacere scrivere qualche riga sull’ultimo album, che, a detta di molti, è il più bello. È solo una segnalazione, un invito all’ascolto.

A me l’album piace parecchio, sia per le sonorità che per i testi.

Sulle sonorità posso dire ben poco, visto il poco che conosco in materia, ma sono sonorità “piene”, “ricche”, posso riconoscere il piano o la batteria o la chitarra e quelli che io chiamo suoni “metallici” che devono essere i suoni del sintetizzatore, credo...

Quanto ai testi, sono altrettanto ricchi delle sonorità, sono versi intimi e così “privati” che possono essere di tutti.

Una settimana fa, le canzoni mi hanno messo tanta malinconia, a dire il vero, perché, in fondo, a differenza di “Non mi avete fatto niente”, le altre canzoni dell’album non cantano questioni o problemi sociali ma questioni e problemi di cuore, che possono essere di un uomo o di una donna qualunque.

E come canta Ermal in “9 Primavere” (forse la mia preferita) sono

“... canzoni d’amore

Quelle che fanno sempre stare male

Una per ogni piccola emozione”

“di quelle che ti fanno un male cane

Ma che la scienza non ti può spiegare”

E quindi anche per me sono state

“... solo lacrime

E non è proprio niente di speciale”

“È solo scienza e la si può spiegare

È solo un po’ di acqua con il sale

È solo un’occasione per cantare

A bassa voce una canzone d’amore...” ma aggiunge lui, con un giro di voce,

“Vedrai che tornerà sereno

Domani tornerà sereno”.

 

Ora non è proprio così, mentre scrivo a Pavia dove

“è una giornata di merda

Ma va tutto bene”, come canta Ermal in “Caro Antonello” e magari, tra tanti anni, un nuovo talento dedicherà a lui una canzone cantando

“Ci hanno fatto male

Le tue canzoni d’amore”

“Ma evviva la vita

Con il suo puzzo e sudore

E anche senza peccati

Lo stesso si muore

E quindi na na na na

E quindi na na na na”.

...

E che bello pensare a un amore tra “Le luci di Roma”, anche se finito... Un’altra splendida canzone d’amore, intima e avvolgente, così come la canzone che conclude l’album “Mi salvi chi può”, mayday  che può essere di tutti, sommesso o urlato.

E quindi, come canta lui ne “Il vento della vita”, mi piace pensare che, tutto sommato,

“Io non ho perso tempo

Ho preso vento

Per gonfiare le mie vele

E navigare in mari sconosciuti

Io non ho perso tempo

A volte ho perso me

Per poi ritrovarmi e ripartire...”

Certo, quando manca meno di un anno al mezzo secolo di vita, sembra un tantino tardi per “gonfiare le mie vele” – parla la sottoscritta – ma credo che ognuno abbia i suoi tempi e le sue esperienze di vita, e quindi

“Andare avanti e poi tornare

Al punto di partenza

Per poi rincominciare la mia corsa senza meta

È così che amo fare

Per la voglia di non perdermi

Più niente nel percorso della gara della vita

Dove correre non basta

Devi andare più veloce

E spesso c’è da perdere amicizie e falsi amori”.

E poi

“Se anche questa vita può finire

Tutto può succedere oppure a volte niente”

(versi, gli ultimi due, da “Non abbiamo armi”, canzone che dà il titolo all’album)

e

“Tu ricorda di sognare

Che ti cerca chi ti vuole”

(versi da “Molto bene, molto male”).

 

Sono tutte canzoni che ognuno può far sue, ritagliandosele addosso e che invito ad ascoltare, ciascuno con la propria predisposizione interiore.

Voglio però concludere con la canzone che, leggendo i titoli, mi incuriosiva di più e che, a un primo ascolto, mi ha un poco delusa, “Io mi innamoro ancora”.

Sì, sentire cantare allegramente:

“E alla mia macchina gli voglio bene

E a questa vita io gli voglio bene

E alla mia casa io gli voglio bene

Anche se non c’è il mare

 

E a questa macchina gli voglio bene

E a questa vita io gli voglio bene

E alla mia squadra io gli voglio bene

Anche se non vince mai

Io gli voglio bene”

Dicevo, sentire queste parole sgrammaticate mi ha dapprima lasciato perplessa, visto che in genere mi urtano non poco i maltrattamenti della lingua italiana, poi ho pensato ai, per me, benché sgrammaticati, bellissimi versi cantati da Massimo Ranieri con la sua voce meravigliosa, “Io credo che lassù c’era un sorriso anche per me/ la stessa luce che si accende quando nasce un re”...

E allora spazio alle licenze poetiche!

E, massimo della trasgressione per me, mi risuona in testa prepotente:

“E a questa vita io gli voglio bene

Io gli voglio bene”!!!

Buon ascolto!      

P.s.: sarà per le reminescenze scolastiche dell’intensa e maliarda “lupa” di Giovanni Verga, non credo che, benché Meta mi abbia ammaliata, riuscirei a definirmi neo-“lupa di Ermal”...

Pavia, 11 marzo 2018     

 

FOTO WEB                              

 

Pubblicato lunedì 12 marzo 2018

PAROLE CHIAVE: Amore, Arte, Arte Contemporanea, Artisti, Autori, Copyright, Poesie

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