"NON MI AVETE FATTO NIENTE" – ERMAL META E FABRIZIO MORO - Riflessione

di Daniela Marras

Non voglio osannare due cantanti e autori che non conosco particolarmente ma mi fa piacere scrivere due righe sulla canzone che hanno interpretato Ermal Meta e Fabrizio Moro, con la quale hanno vinto l’ultima edizione del Festival di Sanremo.

C’è chi ha tacciato le canzoni del Festival di superficialità e chi invece ha accusato Ermal e Fabrizio di essere dei “paraculi” per aver portato al Festival una canzone che cavalca l’onda delle notizie che tutti i giorni i telegiornali e la rete rimandano in tema di terrorismo e clima di paura da esso originante.

Ci sono state poi le accuse di plagio e il bailamme di contorno che, secondo alcuni, invece di nuocere avrebbe giovato alla canzone incriminata.

Fatto sta che “Non mi avete fatto niente” è la canzone vincitrice del Festival, la canzone, a mio avviso, interpretata in modo, sì lo dico, eccellente dai due cantautori.

Non sono un’esperta di musica ma posso dire cosa mi piace e cosa non mi piace ascoltare.

Il testo della canzone, che denota un uso della lingua italiana appropriato e non banale, è per lo più in rima baciata senza per questo dar vita a una cantilena melensa e stucchevole. Al contrario, è musicale già in sé e ciò è evidente nella versione “recitata” da Simone Cristicchi. Se poi si aggiunge la musica coinvolgente e il suono delle voci degli interpreti che creano melodia, si ottiene un concentrato di musica e parole profondo, toccante, e… orecchiabile quasi quasi come una canzonetta.

Le prime righe riassumono in poche parole fatti di cui quasi quotidianamente sentiamo parlare con lunghi e più o meno noiosi discorsi, parole dette, parole scritte da giornalisti, capi di stato, esperti a vario titolo e gente della strada.

Comincia Ermal:

“A Il Cairo non lo sanno che ore sono adesso

Il sole sulla Rambla oggi non è lo stesso”

Prosegue con versi che evocano in modo sintetico ma efficace le stragi in Francia, Londra e poi Nizza.

Subentra quindi Fabrizio che dipinge il nostro pianeta come un “corpo enorme” ferito nei suoi “organi dall’Asia all’Inghilterra”, “madri senza figli”, “figli senza padri” e “minuti di silenzio spezzati da una voce/Non mi avete fatto niente”

Riprende Ermal

“Non mi avete fatto niente

Non mi avete tolto niente

Questa è la mia vita che va avanti

Oltre tutto, oltre la gente

Non mi avete fatto niente

Non avete avuto niente

Perché tutto va oltre le vostre inutili guerre”

Ecco, queste parole, sulla cui origine siamo stati informati, nate da chi aveva subito una terribile perdita, mi hanno fatto pensare, tra l’altro, a cosa si diceva, e forse ancora si dice, quando si cadeva a terra o si subiva un qualche, più o meno, piccolo incidente…: “Non mi sono fatto niente!” “Fatto niente!”, un po’ per rassicurare chi poteva preoccuparsi per noi, un po’ per non buscarle in aggiunta alla caduta o al piccolo incidente…

Si accusa il colpo ma si va avanti, si cade ma ci si rialza. Questo lo si fa tutti i giorni. Questo capita a tutti quando la vita ci pone di fronte a fatti e accadimenti in varia misura dolorosi e che tutti, chi più chi meno, dobbiamo affrontare e auspicabilmente superare e lasciarci, se possibile, alle spalle.

Nel testo della canzone si fa riferimento al dolore e alle perdite causati da “inutili guerre” che non sono “nostre”, non ci appartengono, sono create da altri, dai potenti, da chi comanda, da chi vuole imporsi solo con la forza e la violenza.

È poi nuovamente il turno di Moro che in quattro versi concentra un inno alla tolleranza in tema di fede e religione:

“C’è chi si fa la croce, chi prega sui tappeti

Le chiese e le moschee, gli imam e tutti i preti

Ingressi separati della stessa casa

Miliardi di persone che sperano in qualcosa”

Riprende Meta:

“Braccia senza mani, facce senza nomi

Scambiamoci la pelle, in fondo siamo umani

Perché la nostra vita non è un punto di vista

E non esiste bomba pacifista”.

I primi due versi evocano gli orrori delle guerre per cui tutti, essendo “in fondo” “umani” (già!), dovremmo soffrire quasi come se ci scambiassimo la pelle.

E poi ecco altri due versi evocativi di mari di parole: “Perché la nostra vita non è un punto di vista” e poi “E non esiste bomba pacifista”.

Si chiama “prospettivismo”, l’“-ismo” di turno che il primo verso mi fa venire in mente: è un “-ismo” che mi piace in genere, l’idea che le cose cambino a seconda dello sguardo di chi le vede, il paesaggio non è lo stesso per tutti ma dipende da come ci si affaccia alla finestra o al balcone. Alcuni vanno più in là: le “cose” non hanno un’esistenza oggettiva, in sé, ma esistono solo in quanto e come sono percepite da chi le osserva. Ciò implica una buona dose di relativismo in materia etica soprattutto. Ebbene, Ermal che canta “Perché la nostra vita non è un punto di vista”, smonta in due secondi ogni pretesa relativista quando si tratta della “nostra vita”, la vita umana, la vita in genere. La vita è un valore in sé, indipendentemente da chi sia l’osservatore, indipendentemente da come la si guardi, indipendentemente dalla prospettiva adottata. Da questo assunto, discendono poi tutta una serie di conseguenze in materia etica che, al di là, delle parole più o meno difficili, ci toccano tutti: si pensi all’aborto, alla pena di morte fino alla maternità surrogata e agli esperimenti sugli embrioni.

L’altro verso contiene un ossimoro, due parole discordanti messe accanto, “bomba” e “pacifista”. Ecco l’altro “-ismo” che evocano: “pacifismo”. “-Ismo” che tanti si fregiano di seguire, osservare e promuovere sventolando bandiere più o meno sincere o ipocrite. Esiste una guerra “giusta”? Una guerra “santa”? La violenza può trovare giustificazione nei rapporti tra gli Stati, tra le genti?

Ognuno si dà le sue risposte, ciò che sente in coscienza. A me i versi della canzone piacciono!

Riprende poi il ritornello e quindi il canto assieme dei due interpreti con le seguenti parole di speranza e luce:

“Cadranno i grattacieli, le metropolitane

I muri di contrasto alzati per il pane

Ma contro ogni terrore che ostacola il cammino

Il mondo si rialza col sorriso di un bambino

Col sorriso di un bambino

(Col sorriso di un bambino)”

Ed ecco quindi il passo della canzone che mi piace di più: il vocalizzo (non so se sia il termine appropriato) di Ermal.

Il canto riprende col ritornello “Non mi avete fatto niente/Non avete avuto niente… ” e si conclude con versi, a mio avviso, delicati e malinconici:

“Sono consapevole che tutto più non torna

La felicità volava

Come vola via una bolla”.

Sì, lo sappiamo, si va avanti, non è proprio “chi muore giace…” ma quasi… Si continua, si cambia pagina, eppure niente torna indietro e la felicità si rivela evanescente e fragile come una bolla, “volava” infatti, al passato. Sì, “non mi avete fatto niente” ma… qualcosa in fondo in fondo, forse sì!

Meta e Moro: belli e bravi!

Sardara, 25 febbraio 2018                                       

Foto WEB

 

1 marzo 2018 - Milano

Mi è stato segnalato che Cristicchi non ha letto il testo della canzone ma la lettera di Antoine Leiris.

Io mi riferivo proprio all'interpretazione della canzone che, nella versione a tre, mi sembrava più "recitata" che "cantata" da Cristicchi comunque recepisco l'osservazione.

 

Pubblicato lunedì 26 febbraio 2018

PAROLE CHIAVE: Arte, Arte Contemporanea, Artisti, Autori, Concorso, Copyright, Cultura, Domande, Poesia, Premiazioni