da "I nuovi racconti poetici" - Il meglio della vita

di Maurizio Furlani

 

Un centro commerciale alle porte del nulla, lubrificò sul finto selciato, ripetuti andirivieni liturgici causa la noia e la mancata cultura della bellezza.

 

Mi sostentavo su di un salottino comodo e non mi accorsi che inconsapevole fui parte di un’immagine pubblicitaria; scrivendo, accavallando le gambe, socchiudendo gli occhi con dignità, estraniandomi dal complice giuoco, accanto a un amico che lentamente cedette al sonno.

Carrelli per la spesa, frenetici bambini, un teatro dell’assurdo che ispirò i miei pensieri come fauci affamate di verità, alla ricerca dell’inganno dentro la normalità, che consola persino i sacerdoti senza abito talare.

Udii un organo suonare, forse falsa percezione, ma il luogo divenne in un attimo sacrale, ove la gente in ordine perfetto attende il suo scontrino. La musica materializzandosi mutò... in silenzio, a indicare che il sottoscritto esperì nell’aurea obsolescente o incosciente dai pensieri retrogradi.

Il mio amico Roberto ostentò un sonno di marmo, senza dubbio a causa d’una stanchezza remota, di un’ansia nascosta ai più, ma che io scorsi nella postura del suo abbandono. A proposito... vi ho presentato il mio amico, ma non ho fatto cenno del mio esistere che narra di reali fantasie; il mio nome è Carlo o chissà! Alessandro, ve ne sono così tanti di Alessandro, che uno in più non sarà certo un problema. La scelta di un nome fa parte della nostra storia, come la casuale data di nascita che determinerà il nostro approssimativo futuro, ovvero: quando ci innamoreremo, divorzieremo, quando avremo fortuna e quando moriremo... lo chiamano oroscopo e forse è una cazzata! Oro per riempire le tasche vuote del tempo che scorre. In verità consoliamo le ansie con letteratura da circo, con gli già citati andirivieni liturgici mentre, non lontano dagli obsoleti nostri confini, si divorano guerre infinite in cui le principali vittime sacrificali sono i bambini; il meglio della vita, lo sfavillare dell’innocenza, il miglior prodigio che un rapporto d’amore possa magnificare. Eppure!... si eppure, anche in luogo tanto contraddittorio di un centro commerciale, le riflessioni sacrileghe si inseriscono come gocce d’acqua che penetrano lentamente nel banale quotidiano.

 

Il comodo salottino, palco privilegiato di un pomeriggio qualunque, divenne una scomoda sedia scricchiolante, provocatrice di idee che inducono a una osservazione maleducata, corrispondente nella maggior parte dei casi alla realtà. E sapeste quanto sia scomoda la realtà, quell’alone senza compromessi che a volte ci mette a disagio, come una maglia troppo stretta.

Sfilano famiglie correlate di fastidiosi toy dog, sciami di ragazzini troppo in erba per atteggiarsi da grandi e ondate di donne frustrate apparse d’improvviso, in preda a un raptus in tacco 12 contro il meglio della vita; forse perché i figli a volte sono oggetti scomodi, interrompenti l’ambita realizzazione delle stesse, ma soprattutto da usare convenientemente in talune occasioni di aggressione, risarcimento o mantenimento per i malcapitati uomini che non hanno avuto il privilegio naturale di procreare personalmente il frutto d’amore e quindi licenziati a soggiornare nella propria auto, ospitati nel raffinato ristorante della Caritas.

Mentre sillabai pensieri esausti, diedi un lieve scossone all’amico Roberto alfine di svegliarlo per condividere insieme una scena grottesca ben inserita nel contesto “antropo-commerciale”. “E venne lei, altera, sicura e in attesa, con una pancia alfa-dominante. Innanzi il suo incedere il presunto sottomesso, non retto sulla propria spina dorsale ma provato da un contratto di non belligeranza e uno shopping forzato”. Nulla di particolarmente drammatico, anzi auguratamente un storia a lieto fine, ma una vignetta che sottolinea la percentuale di forza tra i due attori principali.

 

Noi, nell’attesa di un qualsiasi evento divino ai confini della città, fummo lontani dal più meraviglioso incerto mondo che vive della propria energia, che vive di natura e di equilibrio espresso nei più svariati miracoli, mentre pavide esistenziali scimmie sopravvivono in questo luogo sicuro. Micro-mondo infallibile, in dinamiche scisse tra noi e l’universo in cui si dipanano le noie, le ansie, le attese, le scelte e i sogni possibili per avere la capacità di raccontarsi. Raccontare la bellezza senza averla mai incontrata, raccontare la gioia senza averla mai provata, raccontare un desiderio senza averlo mai esaudito in luogo così tanto amato.

Pubblicato sabato 24 febbraio 2018

PAROLE CHIAVE: Amore, attori, Cultura, Domande, Musica, Natura, Racconti