La parola contraria - Erri De Luca - Feltrinelli #iostoconerri

di Carmine Monaco

 

 

Credo che alla fase finale del processo contro Erri De Luca, a Torino, il prossimo 19 ottobre, dovremmo esserci tutti perché, sulla base di questi "fatti", siamo tutti incriminati e/o incriminabili.

Erri De Luca, intervistato dall’Huffington Post, espresse la sua opinione con queste parole: “La Tav va sabotata perché nociva e inutile”. Per questa frase, la società franco-italiana Ltf, titolare dei lavori della Tav, intraprese un’azione giudiziaria che ha portato al processo Erri De Luca con un’accusa di istigazione a delinquere che, secondo il dispositivo dell’art. 414 del codice penale, è punito con una reclusione da uno a cinque anni.

Il pm Anto­nio Rinaudo ha fornito quella che, a suo avviso, è la prova dell’istigazione a delin­quere compiuta da Erri De Luca citando le pagine digi­tali della Trec­cani, di cui ha letto la defi­ni­zione del verbo “sabo­tare”. Caso strano, Rinaudo ha riferito solo il primo signi­fi­cato: “Distrug­gere o deteriorare gra­ve­mente edi­fici e impianti”, mentre il secondo, a causa forse di un temporaneo abbassamento della vista, lo ha omesso: “Intral­ciare la realizzazione di qual­che cosa, o fare in modo che un dise­gno, un pro­getto altrui non abbia suc­cesso”. Anche sulla base di ciò, Rinaudo ha chiesto per Erri De Luca una condanna a otto mesi di reclusione, una richiesta stranamente esigua rispetto  alla stessa accusa.

Come lo scrittore operaio ha spiegato ai giudici, “il verbo sabotare, secondo il vocabolario della lingua italiana, ha numerosi significati. Il primo che risulta è quello di danneggiamento materiale. Gli altri sono intralciare, impedire e ostacolare”, cosicché l’opinione di De Luca è che “la Tav, questa linea di presunta alta velocità, ma si tratta di modesta accelerazione, vada ostacolata, impedita e intralciata e perciò di fatto sabotata.” “In nessuna della manifestazioni a cui ho partecipato sono stati commessi atti di violenza – precisa lo scrittore – e questa è la ragione per cui ho ribadito la mia adesione a questa comunità. Sono uno che può istigare alla lettura e al massimo alla scrittura. Per venti anni ho fatto l’operaio e ho partecipato a molte lotte e scioperi, che vuol dire sabotare la produzione. Dunque, del verbo ho e conosco molti significati che considero nobili, giusti e necessari”.

Inoltre, per compiersi pienamente il reato di istigazione a delinquere, De Luca avrebbe dovuto istigare persone precise, degli individui con tanto di nome, cognome e indirizzo: conoscete voi qualcuno che sia stato istigato da De Luca a sabotare materialmente la Tav? No. E neppure i giudici e il pm. Anzi, lo stesso pm Rinaudo ha precisato che lo scrittore è accusato di istigazione a delinquere e non di concorso nei reati, cosa che sarebbe molto più grave ma che richiederebbe un legame più stretto tra il pensiero dello scrittore e il movimento No Tav, che di fatto non esiste. E allora, se questo legame non esiste, chi avrebbe istigato De Luca? Di cosa stiamo parlando, se non di un reato di opinione?

Per vostra comodità, riporto qui la definizione completa del verbo “sabotare” della Treccani (quelle di “svista” e di “omissione”, potete cercarle sulle sue stesse pagine):

sabotare v. tr. [dal fr. saboter (der. di sabot «zoccolo»), propr. «urtare con gli zoccoli», e fig. «fare un lavoro in fretta e male»] (io sabòto, ecc.). –

1. Compiere atti di sabotaggio; distruggere o deteriorare gravemente edifici e impianti, opere e servizî militari, intralciare gli spostamenti e i rifornimenti di truppe nemiche, impedire o limitare il funzionamento di servizi pubblici, come azione di lotta o di rappresaglia economica, politica o militare: s. un macchinario; s. la produzione di un’azienda; i partigiani hanno sabotato la linea ferroviaria e le installazioni aeroportuali della zona; gli ambientalisti sono accusati di aver sabotato gli impianti di risalita per gli sport invernali.

2. fig. Intralciare la realizzazione di qualche cosa, o fare in modo che un disegno, un progetto altrui non abbia successo: s. un’iniziativa; s. un negoziato; il vasto programma di riforme del direttore è stato sabotato dal consiglio di amministrazione. Anche, svalutare, denigrare lavorando male e con scarso impegno o non facendo quanto si dovrebbe fare: il comportamento di molti funzionari aveva lo scopo di s. l’immagine dell’azienda.

Gli editori italiani e stranieri di Erri De Luca lo hanno appoggiato pubblicando subito “La parola contraria”, edito in Italia da Feltrinelli, un significativo e toccante testo dell’autore sulla libertà d’espressione che vi invito davvero a leggere per capire lo stato attuale della libertà in Italia.

In Francia, il 1 marzo 2015, sul quotidiano Libération è apparso l’appello “Liberté pour Erri De Luca”, per la libertà d’espressione, firmato tra gli altri da François Hollande, Salman Rushdie e Paul Auster, oltre all’attuale ministro della Cultura francese Fleur Pellerin, il suo predecessore Aurélie Filippetti, l’editore francese Antoine Gallimard, lo spagnolo Antonio Munoz Molina, l’italiano Carlo Feltrinelli. L’appello esorta il governo francese a fare pressione sulla Ltf affinché ritiri la propria azione giudiziaria. Il presidente Hollande ha dichiarato: "Non posso intervenire negli affari giudiziari, ma a nome della Francia posso sostenere la libertà d’espressione. Questo vale per gli scrittori francesi ma anche per gli stranieri. Gli autori non possono essere perseguiti per i loro testi". Aggiungerei che gli autori non possono essere perseguiti per le loro opinioni in nessun paese civile.

Ci dispiace immensamente che il suo omologo italiano, il presidente Sergio Mattarella, nella sua funzione di capo del Consiglio Superiore della Magistratura, non si sia ancora espresso al riguardo. La sua opinione è importante, poiché presiede un paese dove pochi giorni fa la giunta per le elezioni e le immunità di Palazzo Madama ha stabilito che definire “orango” l’ex ministro Cécile Kyenge non è reato se lo fa un “onorevole” come Calderoli, che ha visto cappi agitati dai banchi del Parlamento, che ha visto un altro “onorevole” come Bossi dichiarare, per intimidire i magistrati, che un proiettile costava solo 300 lire, e attentare continuamente all’integrità nazionale senza mai subirne le conseguenze; un paese che, lo ricordiamo, è al primo posto, tra quelli industrializzati, nella classifica mondiale per la corruzione della sua classe politica e dirigente perlopiù impunita, che si autonomina alla sua guida, senza che i cittadini possano farci nulla; un paese dove nessuno mette in discussione la libertà di parola, purché questa venga usata per elogiare i potenti o per chiedere loro come favore quello che la Costituzione ci garantisce come diritto, dove “quella ossequiosa è sempre libera e gradita”, mentre è sempre più “in discussione la libertà di parola contraria, incriminata per questo”. Sarebbe singolare che in un tale paese si condannasse al carcere uno scrittore per aver soltanto dichiarato che “la Tav va sabotata perché nociva e inutile”, non crede, presidente Mattarella?   

Erri De Luca ha dichiarato, infatti, che non farà appello in caso di condanna, perché il suo caso riguarda l’articolo 21 della Costituzione, quello dedicato alla libertà di manifestazione del pensiero: resta in vigore o viene sospesa? Questo è il punto. E su questo punto Erri è disposto a farsi il carcere.

È assolutamente necessario che noi tutti comprendiamo che qui non si sta discutendo della Tav, non è in gioco il futuro di questa grande opera e dei fiumi di miliardi di euro che ruotano intorno a quest’impresa “nociva e inutile” per tanti, quanto estremamente fruttuosa e redditizia per altri, come la Ltf, ma è in gioco la libertà di opinione. Abbiamo tutti il dovere di schierarci al fianco di Erri De Luca e del suo diritto di esprimere la sua opinione, contro la volontà di censura della parola, perché il suo diritto è il nostro diritto. Quello che oggi accade a De Luca, un giorno potrà accadere a tutti noi.

È perciò assolutamente necessario che lunedì 19 ottobre, quando si aprirà l’ultima udienza, gli intellettuali italiani siano presenti e si schierino apertamente e fattivamente con Erri De Luca e per la libertà di pensiero: sono ancora troppo pochi quello che lo hanno fatto finora, tra cui Roberto Saviano e Maurizio De Giovanni in vari articoli e occasioni, Fabio Geda e Laura Pariani, che erano presenti al processo del 28 gennaio a Torino, e pochi altri. Bisogna manifestare tutti uniti alla luce del sole, scrollarsi di dosso questo “allineamento”, questo disimpegno sociale che puzza spesso di autocensura, la sola cosa al mondo che un intellettuale deve temere e disprezzare più della stessa censura.

Io sto con Erri, senza alcun dubbio al suo fianco per la libertà di pensiero e di critica.

#iostoconerri

 


Lettera di Erri De Luca pubblicata da Feltrinelli il 2 febbraio 2015

Fosse capitato a un altro scrittore, poeta, filosofo, scienziato di essere incriminato per la sua parola contraria, sarei andato al suo processo. Avrei voluto ascoltare gli argomenti della pubblica accusa e della parte civile, per sapere in che tempo e in che paese mi trovo.
Nell'aula 52 del Tribunale di Torino il 28 gennaio 2015 c'era, fitta in piedi come in tram, una piccola folla di lettori.
Di scrittori erano presenti un uomo, Fabio Geda, e una donna, Laura Pariani, a nome personale e non delegati di una categoria assente.
Fuori di quell'aula e nei giorni precedenti altri gruppi di lettori si riunivano per leggere a voce alta le pagine di uno scrittore incriminato. Non credo sia successa prima una simile volontà di difendere con appuntamenti di letture uno scrittore sotto processo. In piccoli e grandi centri, in Italia e all'estero, alla pubblica accusa ha risposto la pubblica difesa, spontanea e corale.
Spero non dispiaccia ai miei avvocati Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale, che io assegni a queste letture  il primato della mia difesa. Poi lo assegno all'editore dei miei libri, Feltrinelli, che ha voluto pubblicare "La Parola Contraria" a un prezzo minimo, utile allo spargimento. Lo stesso succede in Francia, Germania, Spagna.
Devo alla stampa estera un'attenzione che costringe quella nostrana a seguire il processo con un imbarazzato sforzo di obiettività.
Comunque vada il caso giudiziario, ho potuto spiegare le mie ragioni.
Per questo non presento appello in caso di condanna. Il mio pacco di sale l'ho sparso sul terreno dell'accusa perché sia inservibile una seconda volta. Non sono il primo scrittore incriminato, desidero essere l'ultimo.


Erri

 

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i  "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè e Ester. Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).