Una " Tempête" attesa a Follonica il 16 febbraio!

di Valeria Compagnie Les Têtes de Bois

Una tempesta attesa a Follonica!

La tempesta di William Shakespeare, montata dalla compagnia di Montpellier la Compagnie Les Têtes de Bois, sabato 16 febbraio 2017 alle ore 10 h 00 e 21 h 00, nel teatro di Follonica

Fondata nel 2004 da Mehdi Benabdelouhab e Valeria Emanuele, la compagnia ha sviluppato un'arte teatrale contemporanea che si potrebbe definire come "Poesia dell'arte"

Basata sulla ricerca di nuove forme legate alle maschere e al coinvolgimento corporale, la Compagnie Les Têtes de Bois offre spettacoli onirici, multidisciplinari e multiculturali. La generosità delle scenografie assume l'aspetto di dipinti in cui l'estetica si mescola con la profondità del testo. Investendo molto il corpo, gli spettacoli della compagnia sono pieni di energia, umorismo ed emozioni.

La sensazione del pubblico è il fulcro della compagnia, che vuole creare un momento di scambio e condivisione in ogni sua creazione; è anche per questo che la propone i suoi spettacoli a livello nazionale in Francia ma anche all’internazionale. Il festival di Avignon Off, il Busan International Performing Arts Festival in Corea del Sud, il Casablanca Festival of Live Arts in Marocco, Svizzera, Italia, Portogallo e Croazia sono tra il pubblico già incontrato dalla “Compagnia delle Teste di legno”.

Gli adattamenti degli spettacoli, mirano a rendere i testi accessibili a tutti e sono il frutto di una profonda riflessione sui messaggi trasmessi. Ciascuno degli spettacoli contribuisce ad affermare l'identità della compagnia: il desiderio di diversità culturale e la lotta contro tutte le forme di esclusione.

Economia di mezzi scenici, recupero di materiali, giustezza lessicale, sincerità, sono i vettori di questa colorata e rivendicata arte artigianale.

Dopo Volpone di Ben Jonson (2008) e La bisbetica domata di Shakespeare (2012), è con La Tempesta dello stesso autore che la compagnia chiude il ciclo cominciato nel 2016 della sua trilogia "divin tragedia " in riferimento all'opera dantesca e rispetto al fatto che nella stessa opera possiamo vedere vvere i personaggi nell'inferno, nel purgatorio oppure del paradiso secondo il loro percorso.

Sotto il suo aspetto magico, La Tempête, è una tragi-commedia amara che esplora i meccanismi del potere. La trama si basa su un sottile gioco di contraddizioni tra verità e tradimento, bestialità e innocenza, crudeltà e ingenuità, ironia e magia. Fedele a se stesso, Shakespeare ci offre un testo in cui la verità degli uomini viene letta attraverso un prisma distorto. Durante il tempo di una tempesta, ognuno dovrà affrontare tra le altre vivissitudini, anche la propria tempesta emozionale. In effetti, il tempo dello spettacolo -circa un'ora e quaranta- è il tempo in cui realmente si svolge la vicenda.

Nella Tempesta, una delle sue ultime opere e testamento teatrale, Shakespeare ritorna ai temi che sono già stati spesso menzionati come la rivalità dei fratelli in "Amleto", l'ossessione del delitto in "Riccardo III", l'assassinio politico in "Macbeth", la presenza della morte in "Riccardo II" e i legami tra vita e sogno in "Il sogno di una notte d'estate". Troviamo nella  Tempête il mondo dei tempi di Shakespeare: quello dei grandi viaggi, quello dei sogni e delle conquiste. L'isola in cui si svolge l'azione è nell'immagine del mondo in cui la storia si ripete, dove la disperazione dà vita a una vita migliore. Il mondo è un teatro, gli umani sono i suoi attori, il tema del teatro nel teatro, il teatro della vita (pensiamo anche a Calderon de la Barca). La Tempesta è anche un intrattenimento sontuoso e festoso, con personaggi potenti, che celebrano l'arte e la magia del teatro ...

L'adattamento di Mehdi Benabdelouhab, con il mescolarsi di lingue diverse: spagnolo, francese, un po' d'italiano, fa di quest'opera uno spettacolo poetico e accessibile a tutti; la durata dello spettacolo è ridotta a 1:40 senza tradire l'autore. La scenografia mescola maschere ispirate al teatro giapponese in lattice, battaglie di arti marziali ed effetti di proiezioni di immagini, tutte servite da 7 attori e 1 musicista, messi in scena con estrema modernità e originalità.
Il personaggio di Ariel - lo spirito dell'aria che la strega madre di Calibano ha imprigionato in un albero e che Prospero trova sull'isola- si incarna a poco a poco nella materia, come per simboleggiare che lo spirito libero/liberato- sceglie l'umanità. Proiezioni con tecniche utilizzate molto prima della scoperta del cinema, marionette, maschere, rendono onore all'opera dell’autore in modo artigianale.

Che sia paradisiaco o pericoloso (o entrambi), l'isola è una specie di "non luogo", non referenziata sulle carte. Se Shakespeare pone chiaramente il punto di partenza e di arrivo dei viaggiatori in uno spazio geografico familiare, li fa volontariamente arenare in mezzo al nulla, privandoli di ogni riferimento. Quest’ isola è la materializzazione dello strano, l'irruzione dell'ignoto nel loro percorso tracciato: e in questo si trova l’ esotico. Fondamentalmente, il luogo e il tempo contano poco: la storia è universale.
Uno spettacolo nello spettacolo: l'invisibile diventa visibile. L'atmosfera di magia che illumina la scena, l'arredo modulare, la metamorfosi degli spazi scenici fanno sì che lo spettatore –e i personaggi- perda i suoi punti di riferimento.

Un testo d’inquietante verità e sempre attuale, in un clima globale frenetico ...


"La tempesta è un'opera teatrale, come tutta l'opera di Shakespeare, profondamente spirituale. Vale a dire, è un gioco metafisico e oggi abbiamo paura di queste parole. E stiamo cercando di trovare qualcos'altro in Shakespeare. "(Peter Brook)

Il racconto della commedia inglese inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, insieme alla figlia Miranda, è esiliato da circa dodici anni in un'isola (nel mare Adriatico ? in Francia ? nelle isole Bermude ? l'isola di Vulcano in Sicilia ? mistero !), dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio, aiutato dal re di Napoli, lo ha deposto e fatto allontanare con la figlioletta dell'età di tre anni Miranda. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall'albero dentro il quale era intrappolato. Ariel vi era stato imprigionato dalla strega africana Sicorace, esiliata nell'isola anni prima e morta prima dell'arrivo di Prospero. Il figlio della strega, Calibano, un mostro deforme, è l'unico abitante mortale dell'isola prima dell'arrivo di Prospero. Provocato dall'avvenenza di Miranda, le propone di unirsi a lui per creare una nuova razza che popoli l'isola nella speranza di una nuova generazione…

A questo punto inizia la commedia. Prospero, avendo previsto che il fratello Antonio sarebbe passato nei pressi dell'isola con una nave (di ritorno dalle nozze della figlia di Alonso, Clarabella, con un re cartaginese), scatena una tempesta grazie ad Ariel, che causerà il naufragio della nave.

Sulla nave viaggia anche il re Alonso, amico di Antonio e compagno nella cospirazione, ed il figlio di Alonso, Ferdinando. Prospero, con i suoi incantesimi, riesce a separare tutti i superstiti del naufragio cosicché Alonso e Ferdinando credano entrambi che l'altro sia morto.

La commedia ha quindi una struttura divergente e, poi, convergente allorquando i percorsi dei naufraghi si ricongiungono presso la grotta di Prospero. Calibano incappa in Stefano e Trinculo, due ubriaconi della ciurma, che egli scambia per creature divine discese dalla luna: insieme cercano di ordire una ribellione contro Prospero che però fallisce. Nel frattempo, Ferdinando e Miranda si innamorano a prima vista. Il loro matrimonio sarà per Prospero ragione di riconciliazione con il fratello Antonio. Nel finale Prospero rinuncia alla magia in un famoso monologo nel quale molti studiosi hanno visto un riferimento all'abbandono delle scene da parte di Shakespeare, il quale dopo quest'opera si riconcilierà con la società.

  • teatro Fonderia Leopolda - Follonica (Livorno) - Italy
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