L'arte di Francesco Bosco - "Francisco Garden"

di Antonio Sergi

*Mario Bosco

 

Molti si sono occupati della scultura di Francesco Bosco, pochi della pittura che pure rappresenta la manifestazione più adeguata della sua intima essenza. La pittura di Francesco si caratterizza, nonper la semplicità di lettura, come in altri pittori per cui al primo sguardo si capisce già il soggetto dipinto, ma per la ricerca introspettiva ed il travaglio che l’artista avverte nel momento realizzativo dell’opera.

Sì perché l’opera d’arte  è sempre il frutto di un travaglio più o meno lungo, di una lotta titanica dell’artista con se stesso che si può risolvere con la rappresentazione dei propri sentimenti tradotti nelle più disparate forme. Come l’ES freudiano determina il caos dentro di noi, ma non riesce a manifestarsi nella sua vera natura perche sconvolgerebbe la realtà, ma si manifesta attraverso il sogno, che mitiga l’istintività dell’ES, allo stesso modo l’espressione artistica diventa lo strumento attraverso cui quel grande groviglio che è in noi si dipana e si rappresenta come opera d’arte nelle più svariate forme che possono essere pittoriche, scultoriche, poetiche.

Il travaglio interiore che lo porta a rappresentare la realtà vista attraverso la lente del sentimento che non può essere fenomenica, come direbbe Kant, ma noumenica, vista dal di dentro.

La pittura di Garden, come si fa chiamare in arte, esprime questo groviglio interiore che lo porta a rappresentare le figure non nella loro naturalezza come se fosse una fotografia, ma nella forma più consona alla tempesta interiore. Allora per spiegare la realtà non servono immagini nitide come quelle fotografiche ma serve l’imput da dare all’osservatore per rielaborare nel suo intimo le vere essenze delle cose come in“PAESAGGIO DI-STRATTO”,  che apre il percorso della sua personale, in cui pochi colpi di spatola e l’uso accurato dei colori (azzurro simboleggiante l’immensità del divino, il rosso simbolo dell’amore ed il verde simbolo della speranza) consente al visitatore  di immergersi nella natura e penetrarla nelle più recondite pieghe.

Anche “THE CIRCUS” è caratterizzata dall’uso sapiente del colore, prevalentemente bicromatico che serve a sottolineare la drammaticità espressiva dei personaggi, non reali ma immaginari, assorti nei loro angosciosi pensieri sulla vita e sulla morte, sull’attimo e sull’eterno, sul finito e l’infinito.

 

La rappresentazione della realtà profonda in “ONCE UPON A TIME” si serve del simbolismo esoterico dove le figure di animali acquistano un significato particolare, come il corvo che nella religione celtica era raffigurato in compagnia di Odino e rappresentava l’augurio di guerre o di morte; il gatto che nell’antico Egitto era venerato perche a guardia del mondo impedendo al pitone di distruggerlo. 

Il poeta non deve descrivere la realtà, ma coglie e trasmette le impressioni più vaghe e indefinite, suggerisce emozioni e stati d'animo, penetra l'intima essenza delle cose, scriveva Baudelaire in una sorta di manifesto del Simbolismo, che in pittura Francesco interpreta nel suo vero senso, il pittore si fa tale mediante un lungo e immenso disordine di tutti i sensi.

E  se i sensi si trovano in questo grande groviglio di disordine non  ci può essere razionalità che li organizza e li domina. Il percorso artistico di Francesco è costellato da infinitesimi attimi che colgono la realtà nelle sue diverse manifestazioni come tanti fotogrammi che compongono la pellicola. Pertanto passiamo da una sezione ad un’altra come se percorressimo una lunga autostrada ai cui lati si snodano paesaggi sempre diversi e inaspettati.

 

In LETTERA DI-STRATTA  l’artista vuole manifestare il suo completo distacco dalla realtà per immergersi in una dimensione a-temporale e a. spazio quasi fosse in estasi facendo ancora una volta ricorso al simbolismo  in cui domina l’istinto primordiale quasi fosse una rappresentazione primitiva.

Ancora una volta il tratto di colore molto accentuato e un’apparente scarabocchiature manifestano la volontà di presentare una realtà indecifrabile che ha bisogno di una profonda riflessione sul senso della vita e delle cose.

La rassegna conclude il suo percorso con “EROTICA” che non vuol essere un inno all’amore come solevano fare i pittori rinascimentali, ma un’interpretazione direi dionisiaca del sesso.

Se i pittori rinascimentali, seguendo le teorie di Platone, pensavano che l'uomo spinto dall'amore poteva elevarsi dal regno inferiore della materia a quello superiore dello spirito per cui rappresentavano l’amore nella forma pure come “VENERE E LE TRE GRAZIE” di Botticelli, Francesco vuole rappresentare l’amore come il risultato di una ricerca introspettiva per cui non importa la bella forma ma il contenuto onirico che in ognuno di noi si manifesta nelle diverse ossessioni personali.

Pubblicato lunedì 27 novembre 2017