da "I racconti poetici" - La quieta tempesta

di Maurizio Furlani

Ebbe inizio e a un tratto il tempo mutò il percorso delle nuvole, come in vita la sorte cede alla tentazione di fuggire, cambiando ogni coordinata immaginata fin dall’origine.

Ebbe inizio, e non vi fu freno alcuno, per trovar pace d’intelletto e di membra cercando nella verità il sottile inganno.

Ebbe inizio e poi la fine della quieta tempesta che sconvolse l’ordine naturale delle cose, rimestando i pensieri resi artificiosi dall’incoerenza sillabica che li governa.

 

I nembi color del cuoio si addensarono ai margini delle colline, lo spettacolo dinanzi il mio onirico inconscio si presentava segreto di parole mentre l’intorno moveva tronchi e foglie. Una panchina fungeva da comoda poltrona mentre la terra rivelava se stessa nell’egual modo io nacqui anni addietro. Se fosse vero che tra le facoltà del cervello risiede l’anima, esploravo pensieri di cartone per dar ragione del mio disagio, nel calpestare luoghi inodori e frequentati da presenze inappropriate al vivere tra cielo e terra.

 

La tempesta, quasi un cerchio sul lago, lambiva le cime degli alberi più alti con leggero frusciare i rami, già nudi delle foglie dorate d’autunno e tutto ciò era un gran teatro di emozioni, indolore nella unicità dell’evento insolito, gratificante come una danza dai movimenti veloci ma leggeri, che tonifica i muscoli e anima il cuore. Anche la natura, seppur dislessica, distoglie da pensieri orfani di sorprese e se l’insonne notte perseguita Morfeo, il forte vento ricorda i giovani giorni sereni di bellezza densi.

 

Un vortice di nubi riuniva il felice allegorico momento, l’improvviso trambusto sublimava la paura o le paure sottili della solitudine, poiché ella faceva capolino indugiando la temibile vicinanza come un gatto non tollerante alla pioggia. 

Mi accorgo che nulla è mai perduto e ogni singola circostanza può essere lieta anche se al contempo rivelarsi aspra, difficile ma tutto ciò è prassi del quotidiano fino al punto di avvertire la stanchezza e ricercar dubbi sull’opportunità di vivere.

 

Ebbe inizio la mia vita con il macchiarsi del sangue al primo respiro, nell’intorno di una tempesta di emozioni, attese e irrinunciabili. Odori di fiori d’inverno, bianche lenzuola e sottane e fazzoletti e il sole che soffiava sui raggi splendenti di giorni di festa.

Vita mai quieta all’ombra del destino amoroso che mi impresse la tragica felicità dell’esser ferito ancor prima della fine e dell’esser amato ancor prima d’esser ucciso, allorché sempre cercai tra le pieghe del cielo, la quieta tempesta che non ferisce ma consuma il fiato di chi ha il talento di amare con la vergogna di riconoscer l’affanno, mai nobile se fronte gli occhi di chi ti ama e imprime forza al tuo amore.

Pubblicato martedì 21 novembre 2017

PAROLE CHIAVE: Amore, Poesia, Poesie, Racconti, sogno, Uragani