Il pullman

di M.Carla Renzi

Eppure ti avevo visto, anche toccato, perfino abbracciato.

Tale fu la sorpresa, quando ti ho visto scendere da quel pullman insieme a tutte quelle persone che erano salite con te sull'aereo che vi riportava a casa, che, non potendo resistere, mi sono aperta un varco tra tutti loro e ti ho raggiunto abbracciandoti.

Neppure tu ti aspettavi di vedermi e i tuoi occhi, in quel momento sognanti, si risvegliarono all'improvviso e mi sorrisero come sbalorditi da una rivelazione.

Ci siamo abbracciati forti e stretti e ci siamo baciati come facevamo pochi giorni prima, prima del nostro distacco, in modo intenso e tutto nostro, in quel modo in cui solo gli innamorati sanno baciare.

Quelli non sono baci semplici, sono baci di tutto il corpo, in cui le mani, come le gambe, hanno i loro ruoli; la pelle crede di non contare nulla in quei momenti, invece è la grande artefice dell'attrazione e della smania del possesso dell'altro.

Baci importanti, totali, di quelli che ad ogni separazione si ricordano e si rimpiangono

mentre ti dicono nella memoria, e nel cuore gonfio di tristezza, quanto la tua vita sia dolente senza l'oggetto d'amore.

Quando l'altro non c'è, vicino a te c'è il vuoto e tu lo senti come fosse tangibile. Vorresti scansarlo, vorresti ignorarlo quel vuoto che ti costringe a vivere ben due vite.

Da una parte c'è quella del respiro, della vista, del tatto e di tutti gli altri sensi che ti dicono che non puoi fuggire dalla tua realtà, ma da un'altra parte c'è quella della pura trasparenza, quella che nessuno vede ma che tu senti accanto, anzi sempre di fronte agli occhi, come vi fosse uno schermo nitido tra te e gli altri e, su questo schermo vi apparisse in realtà quello che tu vuoi vedere, quello che tu vuoi amare, quello senza il quale nulla ha significato. Su quello schermo ti appare così la tua seconda vita, e non vorresti riscuoterti dalla finta realtà che ti appare come l'unica vera.

Per tutto questo ero prontissima a salire con voi tutti su quel pullman:

"Dai, vengo con te, perchè no?".

"Perchè non puoi, tu non puoi venire dove vado io!".

"Perchè?, dimmelo, perchè devo di nuovo lasciarti? Lo sai che non posso vivere senza di te! E poi quando torni, eh, quando torni?".

"Non si sa, non ce l'hanno detto!".

"Eppure vi hanno riportati qui, e tutti, mi pare...anche quel tuo amico che ho visto salire sull'aereo insieme a te!".

"Si, la nostra disperazione è stata talmente forte che è stato deciso di farci questo regalo per soli dieci minuti!".

"Ma come disperazione, quale disperazione dici, perchè ti sei dovuto disperare?".

" E' tardi, non posso spiegarti, devo andare, vedi che mi chiamano...baciami!".

" No, non andare, rimani con me, non andare via...".

Un suo bacio frettoloso mi tocca le labbra e la mia mano sente di sgusciare tra le dita della sua mentre risale quei tre gradini di metallo che ci stanno dividendo.

Cerco di salire anch'io ma vengo respinta indietro. La porta si chiude e non vedo l'interno. Il pullman parte, gli corro appresso, gli grido di fermarsi, di tornare indietro.

Ma quello corre via, lontano e dopo la prima curva non lo vedo più.

Rimango in ginocchio sul marciapiede, con gli occhi chiusi e pieni di lacrime.

Solo dopo un pò li riapro, ma li riapro nel buio.

Faccio fatica a capire dove sono e cosa sia successo, so che sto piangendo, ma so anche che ho le mani e le labbra piene del contatto con lui. L'ho potuto vedere, toccare, tornerà quindi, devo solo aspettare.

Poi, pian piano l'alba rischiara le cose intorno e solo così mi accorgo che la verità è ben altra. La mia testa, appoggiata sul cuscino del mio letto, mi dice che questa è la sola verità con cui dovrò vivere.

 

Pubblicato lunedì 23 ottobre 2017