Arriverà il giorno

di M.Carla Renzi

Arriverà il giorno

 

  Il muro di pietra, irregolare e composto disordinatamente con massi piccoli e grandi, sbozzati rudemente dai colpi del maglio, tra cui si adagia l'antica malta ormai secca e non più collante, lascia sui polpastrelli un senso di fredda vecchiezza impastata con la polvere dei ricordi.

 Così  la parete di cemento intonacato, liscia e immacolata, nuova, al tatto rimane fresca, a volte gelida, sulla pelle del palmo appoggiato nel sorreggersi.

 In modo simile, una calda lastra di legno può tradire con una scheggia nascosta alla vista mentre provoca un acuto dolore ad un dito.

Altresì una mano può impigliarsi nelle maglie fitte della rete metallica di una recinzione, rischiando perfino un taglio profondo da cui cadano gocce di sangue non più caldo ma rappreso al suolo e di un cupo rosso ora spento.

  Poche cose ad indicare il tatto, come poche similmente ad indicare la vista che può inseguire un raggio di sole fermato dal fitto di un bosco o anche osservare l'intero cerchio infuocato coperto da una luna nera ed enorme nel suo abbuiare l'intorno.

 

  La scorza delle cose, quella patina dei più diversi materiali e colori che, come una guaina impermeabile, nasconde il mondo interiore, ma forse anche lo difende dai nemici aspri e assassini, non è per nulla pari all'involucro degli uomini, scudo inattaccabile come fosse di acciaio temprato, unico blocco impossibile da penetrare, insondabile, che si può solo distruggere in una colossale esplosione.

  Così esploriamo ciò che è fuori di noi con scarne, stentate e paurose mosse capaci solo di capire la superficie. Assolutamente inetti a perlustrare le profondità.

  Giorno dopo giorno, nati per conoscere, assistiamo invece all'affievolirsi delle giovani domande per la complessità  stessa nel cercare le risposte ma anche per le azioni spasmodiche e continue che ci tolgono le ore. Mai potremo uscire dal nostro ego corporeo per entrare nel viale immateriale dove siamo invisibili a noi stessi, prima ancora che agli altri, pur con pretese di intuito e di acume.

  Impossibile per noi penetrare quindi oltre la materialità, entrare nel regno dove tutto è sospeso, nascosto, oscuro, intangibile, praticamente il limbo nostro e di tutti.

  Anche quando crediamo di incontrare la felicità, parola astrusa e sibillina, quello stato d'animo che ci esalta e ci distacca dalle cose, anche allora è un gioco di illusioni che subito precipita però, non lasciandoci quasi neppure il suo ricordo. Attimi, soltanto attimi di benessere, che nulla hanno dell'entità profonda chiusa in noi.

 

  Ma senza volere, senza più neppure cercare, arriverà il giorno in cui incontreremo l'istante della scoperta, quello in cui tutto sarà chiaro ed ogni risposta sarà semplice.              Un breve istante di purezza, dove nulla sarà ambiguo e tutto sarà trasparente, al punto da lasciarci vedere oltre, finalmente, in una nuova chiarezza mai conosciuta, senza sfolgorii eccessivi, senza ombre da dipanare, ma dove raggiungeremo la completezza del benessere diffuso, tanto ambito e indagato, solo intuìto e mai ottenuto.

  Un semplice respiro di abbandono ci libererà da ogni ansia accumulata, dai nemici immaginati, dal dolore, dalle reciproche incomprensioni, dalle scosse dell'orgoglio.

Arriverà il giorno, quel giorno arriverà e sarà il primo.

Pubblicato lunedì 19 giugno 2017