Alcuni avranno il mio perdono - di L.R.Carrino

di Luana Troncanetti

Penna superba quella di Luigi Romolo Carrino, a mio avviso ancora non sufficientemente conosciuta. Penna impastata di fuoco, amore, passione, respiro dei personaggi e tutto questo diventa tuo, si infila in profondità, scarnifica fino alle ossa. Penna che - citando Erri De Luca - fa risentire alla sua scrittura il callo del dialetto di origine, deflagra in una mistura fra italiano e lingua napoletana che lascia senza fiato.  

“Alcuni avranno il mio perdono” è il sequel de "La buona legge di Mariasole" (edizioni E/O) che a sua volta nasce da "Acqua storta", pubblicato nel 2008 da Meridiano Zero, e riprende un tema principe della produzione letteraria di Carrino: La Madre, affrontata in almeno sei personaggi diversi in questo  ultimo lavoro.

La Madre, sublimata nelle potentissime figure di Angela e Mariasole, che non esita a spazzare via nel sangue i nemici e persino gli amici, alla bisogna. Che comanda, condanna, uccide e fa uccidere ma continua a nutrire tutti i timori e i dubbi che solo una madre sa di avere.

Napoli stessa è una madre, nella sua costola più sporca e pericolosa affrontata da Saviano e nella genesi di narrazioni noir che potrebbero accadere ovunque, senza l’ingombrante presenza della camorra. Carrino riesce a produrre la summa perfetta fra storie di guerre violente e amore incondizionato.

Ne “La buona legge di Mariasole” assistiamo principalmente all’ascesa al potere di una donna, un’elezione improvvisa e coercitiva, dove la protagonista si trova a dover gestire la Federazione di Acqua Storta che include una serie di clan camorristi detentori di tutte le attività criminali della città. La sua buona legge consiste nel produrre soltanto le morti necessarie, non per questo meno atroci, in un equilibrio che le costa il dover perdonare l’insopportabile, in un dolore che la fortifica fino a trasformarsi in Vient' ‘E Terra.

In “Alcuni avranno il mio perdono” il focus è spostato sull’amore:  quello delle madri che lottano con ferocia a difesa dei loro cuccioli, quello fraterno che assumerà uno ruolo essenziale nella narrazione. Antonio, figlio sedicenne di Mariasole, infrange l’equilibrio così faticosamente costruito da sua madre. Vuole diventare il leader di un gruppo di giovani criminali senza possederne le capacità, attua la sua “paranza” in modo goffo e disorganizzato e - soprattutto - si innamora di Rosa Musso, figlia del nemico principale di Vient' 'E Terra. Antonio e Rosa come Romeo e Giulietta, smarriti e disperati nella loro passione impossibile, raccontati con un registro unico e musicale anche negli stralci più crudi.

Quella di Luigi Romolo Carrino è melodia, più che parola, è una sapiente decostruzione di quell’ingessatura tipica dell’italiano puro che non potrà mai decollare in emozioni altrettanto incisive. Posporre l’aggettivo possessivo al sostantivo ( solo un esempio fra tanti più efficaci ) anche laddove non andrebbe fatto, così che quel mio o mia circoscriva meglio il senso di appartenenza, la carne, il dolore.

Una scrittura che tocca visceri e cuore, nera da bloccare il respiro, imperdibile. L'ho divorato in poche ore, poco più di due. Ve lo consiglio vivamente; sono un'appassionata di noir che difficilmente si spertica in elogi, che per carattere evita i proclama e gli eccessi d'entusiasmo come la peste.

Feroce, meraviglioso, carnale. Soltanto Trilogia della città di K di Agota Kristof mi ha fatto un male bello come questo libro. Il narrare di questo autore è ‘a chiave ‘e ll’acqua. Così, augurandomi di aver azzeccato la fonetica, si traduce un talento come quello di Carrino nella sua bella lingua.  

Pubblicato mercoledì 22 marzo 2017

PAROLE CHIAVE: Narrativa, noir, Partenopei, Recensioni, Romanzo