Le streghe non se ne sono mai andate

di Cinzia Montagna

"Consapevolezza" significa piena cognizione di ciò che accade. Un sapere "con" gli altri, il mondo, le cose. Si tratta di una condizione che difficilmente può essere trasmessa, ma si può tentare di farlo.

C'è una strada a Broni, in provincia di Pavia, che è intitolata a Caterina Medici. Un tempo, sul cartello stradale fra il "Caterina" e il "Medici" si trovava un "de", ma era un errore: la ragina di Francia non ebbe mai niente a che fare con Broni.

In realtà, Caterina Medici fu una donna nata nella seconda metà del '500 a Broni e uccisa sul rogo a Milano il 4 marzo 1617 con l'accusa di essere una strega.

Da quando ho pubblicato il libro "Chi ha paura di Caterina? Storia vera della strega di Broni, di un mulino, di una strada e di due fate" , edito da Primula Editore di Voghera nell'ottobre 2016, ho sinora partecipato a 6 presentazioni e altre 5 sono in programma, tutte in provincia di Pavia. Mi ero detta, all'inizio, che avrei selezionato i luoghi dove farle, ma poi ho capito che la vicenda di Caterina interessa per la sua "vicinanza" a chi abita nei luoghi di Caterina. Per cui le presentazioni si sono moltiplicate, fra cui quella agli studenti dell'Istituto "Maserati" di Voghera, l'8 marzo. Senza nulla togliere agli organizzatori degli altri incontri, questo è stato il segnale per me più forte di un inizio di consapevolezza.

La storia di Caterina è emblematica di un'epoca che vide imperioso il potere dell'Inquisizione e della superstizione. Caterina fu una vittima del suo tempo che non risparmiava il "corpo vile", il debole, il povero, l'isolato. E' importante però chiedersi se quel tempo sia finito o se non sia invece trasmutato sotto l'ombra di altri tipi di Inquisizione.

Caterina fu sottoposta a due diversi processi, uno civile e uno religioso, tesi a dimostrare non la sua innocenza, ma la sua colpevolezza. I processi, così come abbiamo imparato noi figli dell'Illuminismo, si fanno per definire se una persona è innocente oppure no, ma non devono essere pregiudizievoli. Almeno, non dovrebbero.

I processi, oggi, nei Paesi civili si svolgono in trasparenza. Però, qualunque ne sia l'esito, esiste un tribunale più terribile di quello dei Giudizi ed è quello della gente.

La gente giudica, senza nulla sapere, amplificata da uno strumento straordinario che è la grancassa social.

Si diventa streghe, seppure non condannate, per un video, una foto, lo screenshot di una chat. Per il colore della pelle, l'altezza dell'orlo di una gonna.

Lo si diventa a 16 anni come a 45. E si finisce al rogo, mediatico in primis, ma a volte non soltanto.

Si diventa streghe nei luoghi dove manca cultura e ciò che fa, dice o pensa una donna è considerato sempre meno importante, meno autorevole o meno vero di quello che fa, dice e pensa un uomo.

Un uomo può selfarsi mentre beve al bar con gli amici ed è un grande; una donna che lo fa è un'alcolizzata, magari, anzi sicuramente, una facile dopo la sbronza.

Per fortuna non tutti i luoghi hanno questa media di piccolezza, non tutti gli ambienti e non tutti i momenti. I luoghi imbevuti da un'ignoranza così pecoreccia di solito non sono luoghi né belli né sereni ed è giusto, in termini di logica, non di morale, che sia così. Spopolamento e degrado accompagnano, giustamente, i luoghi persi.

Però è anche giusto, sempre in termini di logica, far conoscere una vicenda che crea consapevolezza dei luoghi, ma anche della persona.

La mia "tournée" con Caterina prosegue, al di là della selezione che mi ero posta, nei luoghi dove una consapevolezza è possibile.

 

Pubblicato domenica 19 marzo 2017

PAROLE CHIAVE: Cultura, Legalit, Maltrattamenti, Narrativa, New media, Storico

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