La cosa storta

di M.Carla Renzi

Faceva un freddo tremendo poco fa, e si è pure messo a piovere a dirotto mentre ancora eravamo tutti in Piazzetta a festeggiare l'apertura della Libreria di Andrea. Non ho fatto in tempo neppure a mangiare una patatina o un'oliva nè a bere un prosecchino che già hanno portato via tutto, sgombrando il tavolino dove le gocce sbattevano violente spezzandosi in mille frammenti d'acqua.

Eravamo arrivati da cinque minuti ed avevamo solo salutato qualche amico, ma il bello doveva ancora iniziare. C'era tanta gente nuova da conoscere e tante chiacchiere da fare e tanti commenti e pettegolezzi con cui divertirsi...peccato, sarà per la prossima volta!

Però Andrea ci è rimasto proprio male al vedere che tutti noi correvamo via, sotto lontani ripari, abbandonando la sua piccola bottega dove non ci si sarebbe potuti entrare in più di dieci e magri, per di più!

Subito abbiamo capito che avrebbe piovuto a lungo, e il freddo che ci era penetrato sotto le magliette e le camicie estive non aiutava certo a decidere di rimanere lì sotto l'acqua ad aspettare che smettesse.

Estate! Proprio estate non è più, visto che è già ottobre, e se quest'anno la stagione appena passata si è comportata bene dispensando sole e calore a più non posso, giunti a oggi, è più che giusto che la smettiamo tutti noi di andare in giro sbracciati e senza uno straccio di ombrello! Certo Andrea, scrupoloso com'è, avrà consultato il Meteo, prima di stabilire il giorno e diramare decine di inviti, ma la nuvola del Fracchia può colpire chiunque e in ogni momento. Stavolta è capitata a lui.

Appena smette di piovere torno lì per consolarlo ma anche per mangiare insieme le pizzette rimaste e forse perfino un pò ammollate dall'umidità. Del resto lui mi dice che sono la sua migliore amica, e i migliori amici si vedono sempre nell'ora del Prosecco o degli avanzi della festa!

Finalmente, verso le otto di sera, con ancora la luce del giorno, anche se fioca e autunnale, affaccio la testa fuori dal bar dietro l'angolo dove avevo trovato riparo insieme ad altri amici che pian piano, però, se ne sono andati a cena a casa loro, e vedo che ha spiovuto del tutto. Saluto la cassiera ed esco guardando il cielo che si è fatto sgombro e terso, con un quarto di luna smagliante come fosse già luna piena!

Fatti pochi passi, trovo Andrea da solo nel suo negozietto, seduto sulla panca degli ospiti, con espressione affranta e occhi lucidi. Tutti i suoi sogni degli ultimi mesi e anche i suoi risparmi, sono sfumati come se fossero stati incendiati invece che annegati sotto una pioggia traditrice di cui non c'è neanche più traccia. Gli accarezzo teneramente una spalla mentre lui continua a guardare la parete di fronte.

Allora affronto il vassoio dei rustici e delle pizzette che non trovo affatto ammollate e, con la bocca piena, gliene offro anche a lui: "Dai, fra qualche giorno ci riprovi...dai, hai tempo! Adesso mangia, inutile lasciare qui gli spuntini, i libri non hanno bocca e domani sarebbe tutto secco...brindiamo alla tua fortuna...libraio bagnato libraio fortunato!". Mi sento scema, ma intanto verso il buon vino nei calici e lo costringo a prendere il suo. Beve e mangia con me, poi spegniamo le luci, abbassiamo la saracinesca  e ci incamminiamo verso casa.

Ma quale casa? Mi domando trainando il carrellino metallico con sopra un borsone pieno di tutto l'occorrente avanzato dall'allestimento per il quale abbiamo lavorato tutto il pomeriggio. Casa mia? Casa sua? Eh, casa di chi?

Andrea mi è sempre piaciuto, mi attira proprio, ma bisogna che non se ne accorga, se no lo vedi scappare a gambe levate! Amicizia, come no? Amicizia e basta tra noi.

Intanto ancora non ho finito di masticare l'ultima pizzetta, quando sento la sua voce dire: "Beh, guarda, vieni da me che mi aiuti a mettere a posto il casino che ho lasciato, se non ti secca!".

Rimango sbalordita e, in quell'istante, il residuo di crosticina dura che sto ingoiando mi si mette di traverso, sbagliando condotto, e io comincio a tossire sempre più convulsamente. Lascio andare il carrellino che rovescia in terra parte del contenuto della borsa; mi porto le mani alla gola cercando impropriamente di allargare il collo; strabuzzo gli occhi divenuti subito rossi con le cornee e le pupille semischizzate di fuori; mi piego in due cercando di espellere il bolo asciutto e intanto mi aggrappo furiosamente ad un braccio di Andrea che non sa proprio che fare e ripete annaspando: "Ma che è, ma che è, ma che è...?";

"...utami...zzo...dà...ugno...ena!"; cerco con voce rauca e frammentata di spiegare cosa debba fare, e guardandolo da sotto in su, riesco a notare che in giro non c'è proprio nessuno! Tutti a cena, eh? Qua si muore  e non ti aiuta manco un cane! Ma chissà se è vero che sto pensando questo, forse invece sto pensando: - Io muoio soffocata e questo amico caro, questo intellettuale che fin'ora io sola ho aiutato, questo giovane di belle speranze che  credo di amare, questo piccolo imprenditore che senza di me è perduto, non sa che fare, che dire, e rimane piantato qui come uno stoccafisso a guardarmi agonizzare...Andrè, ma vaff...-

"...uloooo...!!!" e insieme all'urlo strozzato ecco che esce anche il grumo di pizzetta che si va a spiaccicare sul sanpietrino ancora bagnato.

"Oddio, oddio stavo morendo! Credevo fossero gli ultimi attimi della mia vita! Cugh, cugh, cugh..." riesco a dire tossendo ancora.

"Ma no, ma no, non saresti morta...! Dai, calmati, andiamo a casa, dai!";

"Oddio, che paura ho provato!";

"Beh, in fondo oggi abbiamo avuto una cosa storta per uno, no?", cerca di rincuorarmi Andrea con una risatina sotto i baffi mentre si china a raccogliere da terra  le cose  rotolate un pò più in là.

"No, io ne ho avute due, e me le farò bastare per un bel pò di tempo!";

"Cioè? Qual'è la seconda?";

" Tu...!".

Pubblicato venerdì 17 febbraio 2017