Dialoghi reali sui Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni

di Carmine Monaco

Da lunedì 9 gennaio è in programmazione su Rai Uno la fiction tratta dai romanzi noir di Maurizio de Giovanni dedicati ai Bastardi di Pizzofalcone, con Alessandro Gassmann nel ruolo dell’ispettore Lojacono, a capo di un gruppo di poliziotti “sopravvissuti” a uno scandalo che ha quasi annientato il commissariato di Pizzofalcone, una delle zone più affascinanti di Napoli, nota anche come Monte di Dio, inclusa nel quartiere San Ferdinando. I due episodi hanno registrato numeri da record, con oltre sette milioni di spettatori. Le polemiche della rete hanno portato molti a confrontare la fiction di de Giovanni con quella ispirata a Gomorra, paragone del tutto errato e fuori luogo, perché quella dei Bastardi di de Giovanni, se proprio si vuole tentare un raffronto, è una fiction semmai più vicina al Montalbano di Andrea Camilleri, con una cifra stilistica molto attenta alle vicende umane dei protagonisti, ai loro sentimenti e ai conflitti interiori. Anche le stesse indagini sui delitti condotte dai poliziotti, costretti a dimostrare in ogni occasione di essere all’altezza del ruolo e della divisa che indossano, evolvono insieme con i loro problemi personali e familiari di uomini e donne. Di seguito non leggerete una vera e propria critica della fiction ma alcuni brevi estratti delle chiacchierate e dei commenti reali scambiati al riguardo con numerosi amici e amiche. Li pubblico cambiando i loro nomi ma lasciando la città, la professione e l’età, perché credo che siano molto più illuminanti e divertenti di una recensione.

 

Andrea, Milano, impiegato, 46 anni

«Ciao Carmine, come va? Volevo chiederti una cosa. Tu sei di Napoli, no? Io sto guardando i Bastardi di Pizzofalcone… Ma davvero quella è Napoli?» 

«Ciao Andrea, certo che è Napoli. Perché me lo chiedi, pensavi fosse Ginevra?»

«Dai… Sul serio. Non avranno usato qualche altra location? Tutte le scene ti sembrano davvero girate a Napoli?»

«Andrea, non è che mi “sembrano”: “sono” girate a Napoli. Te lo garantisco. La conosco come le mie tasche e ti dico che quella è Napoli».

«C…o! Ma è bellissima! E adesso vivi a Roma?»

«Sì, perché?»

«Perché io e la mia famiglia, con un gruppo di altri amici, vorremmo visitare Napoli e vedere tutti questi posti con qualcuno che la conosce bene, e avevamo pensato di andarci con te».

«Quando volete. Ci organizziamo, fa piacere anche a me fare il turista in casa».

«Qualche settimana fa avevamo visto anche la puntata di Alberto Angela sui tesori d’arte di Napoli. Perché queste cose non passano più spesso in tv? Io sapevo che c’erano delle bellezze da vedere, ma un gioiello così non me l’aspettavo proprio, andrebbe valorizzato molto di più, nell’interesse di tutti».

«E non hai ancora visto niente, credimi. Per fortuna, qualcosa sta cambiando».

 

Roberta, napoletana emigrata a Londra, dottoressa e autrice, 34 anni

«Carmine, mi piace la Napoli dei Bastardi! Finalmente una prospettiva diversa. Soprattutto mi piace il modo di raccontare di de Giovanni. È raffinato, intimista, a volte persino “borghese” nel senso migliore del termine. Mi ha fatto sentire a casa, anche perché abitavo a pochi metri da Pizzofalcone».

«È il suo modo di fare narrativa. Maurizio crea e racconta storie ambientate nei luoghi che ama e conosce meglio, tratteggiando personaggi che hanno un impatto straordinario».

«Lo so, ho letto quasi tutto, sono una “ricciardiana”, ma mi piace molto anche Lojacono. La città vista da Pizzofalcone è più complessa, c’è il bene e c’è il male, ci sono le classi sociali, i poliziotti, i lavoratori, i ricchi e i poveri, come nella realtà».

«Vero. Pur rimanendo fiction, ciò che dici è vero».

«Tu quindi non ci vedi un messaggio politico o sociale? Tutte queste polemiche, secondo te hanno una base reale?»

«Anche tu scrivi, Roberta, lo sai come funziona. Maurizio scrive narrativa, non saggistica, e la “vende” come narrativa, senza mai dire che è altro. È una forma d’arte. Se c’è un messaggio, magari un pezzo sta nell’occhio di chi guarda e un pezzo nella penna di chi scrive. Ognuno può vederci quello che vuole in base al suo pezzo, ma parliamo sempre di narrativa, non di denuncia o di indagine sociale. Il pezzo nella penna di Maurizio è narrativa pura».

«Non sono molto convinta».

«Forse dipende dal pezzo che abbiamo noi nell’occhio».

«O forse dalla potenza del pezzo nella penna di chi scrive. No?»

 

Antonio, Napoli, 52 anni, libero professionista, al telefono.

[…]

«A proposito, ma tu lo conosci Maurizio de Giovanni?»

«Sì, perché?»

«Gli devi dire così che non si buttano quattro pizze e sei arancine nella munnezza in due puntate, perché così gli gira ai personaggi! Noi, appena le abbiamo viste, abbiamo fatto l’acquolina in bocca, perché lo sai che qua, pure se abbiamo appena finito di mangiare, se vediamo una pizza o ne sentiamo anche solo l’odore, ci si apre lo stomaco e ci viene di nuovo fame! E quelli che fanno? Le buttano! Ma si fa?»

«Ma pensa al colesterolo! La pizza dopo mangiato…»

«Scherzi a parte, sai come mi sento dopo aver visto i Bastardi di Pizzofalcone? Come se qualcuno avesse detto, con le immagini, una parte di quella verità che avrei voluto dire pure io, che ho pure provato a dire ma che, tra una cosa e l’altra, non salta mai fuori come dovrebbe».

«Capisco, e sono d’accordo con te».

«Lo so che è finzione, che i problemi ci sono, e sono veri, però adesso sto bene. Ecco, sono contento, perché a Napoli ci sono anche cose di una bellezza infinita e sono pure più vere dei problemi veri, e ora, grazie a questa fiction, lo sa un sacco di gente in più».

(foto tratta da internet)

Pubblicato venerdì 13 gennaio 2017