Jessica Smith Association for Revival and Reliance. Il risveglio.

di Bianca Fasano

Ispirato a un fatto di cronaca.

Furono chiamati dalla "Jessica Smith Association for Revival and Reliance", meglio conosciuta come J.S.R.R. e decisamente non se l'aspettavano più. Riuscire ad ottenere l'affido di un relived per la quarta volta era praticamente divenuto un sogno per chiunque, ma grazie alle amicizie che la sorella di Luca vantava nell'associazione, evidentemente qualcosa si era mosso. Ludovica, rileggendo l'avvisat sul suo M.C.S. (master computer staff), rivolse un pensiero affettuoso sul quanto l'Information and Communication Technology avesse migliorato la vita sociale negli ultimi 500 anni. Chiaramente, prima di tutto, decise di ridare uno sguardo ai punti salienti della legge 4721, del 19/10/2098, su cui si erano dovuti accordare i parlamenti e le magistrature della "World Legislation", dopo il proliferare delle richieste in relazione alla "criopreservazione" del corpo mediante ibernazione, aumentate esponenzialmente dal 2020. Si era reso necessaria intervenire per legiferare in materia, fornendo un codice etico e legale a quello che era stato definito come "State of suspended life", specialmente dopo che dall'anno 2050 era stato permesso a quanti avevano la certezza della morte, invece dell'eutanasia, di lasciarsi ibernare da vivi. Naturalmente nei primi decenni la cosa era stata possibile soltanto a chi avesse avuto la possibilità economica, ma in seguito alla " New Universal Constitution", le legislazioni dei vari Stati si erano accordate sul fatto che si dovesse ritenere anticostituzionale privare chi lo volesse di questa possibilità, per cui si era provveduto ad istituire, a carico degli Stati che avevano accettato (Cina, Giappone, Germania, America, Francia, Inghilterra, Italia, Russia, Australia, Spagna e via via di seguito tutti gli altri 120 Stati aderenti), un fondo universale per ottemperare a quelle richieste divenute via via sempre più numerose. Ovviamente, con il migliorare della scienza medica, contrariamente a quanto i pessimisti del 2020 avevano affermato, si rese possibile il risveglio dall'ibernazione di un numero sempre più elevato di "dormienti", con risultati differenti secondo lo stato in cui tali "dormienti" avevano ricevuto l'ibernazione. Ma a centinaia di anni di distanza dalla morte di questi. Nacquero gravi questioni legali risolte e non risolte, laddove un membro di una famiglia molto ricca, aveva preteso, "risvegliandosi", di riprendere la propria posizione in seno alla Società, con evidenti reazioni da parte di familiari che neanche ne ricordavano l'esistenza. Fortunatamente le legislazioni si erano, nel tempo, adattate, per cui in molti casi la posizione sociale del "risvegliato" aveva subito per questi uno stato di "Rebirth", trattandolo esattamente come un rinato, ossia nato di nuovo, privo di ogni collegamento familiare e sociale, adottabile, insomma. Chiaramente a seconda della situazione (si trattava di un vecchio, di un bambino, di un ragazzo o altro), si erano di conseguenza svolte le nuove vite dei rebirth. Appunto per quanto riguardava i rebirth al di sotto dei sedici anni, ne era stato deciso e previsto lo stato di "adoptability", ben differente da quello delle adozioni rispetto ai bambini restati orfani o altro ed erano stati "creati" i "Custodial", che lavoravano a coppia. Dapprima presi soltanto tra i giovani più adatti, cresciuti e acculturati allo scopo, successivamente programmati geneticamente prima ancora della nascita. Ecco quindi perché Ludovica, Custodial geneticamente programmata, quella mattina aveva ricevuto l'invito a recarsi presso la " Clinical Jessica Smith Association for Revival and Reliance", allo scopo di conoscere la giovane donna o il giovane uomo che le sarebbe stato affidato. Di certo c'era soltanto che si sarebbe trattato di un minorenne. Si precipitò ad informare il Custodial Luca, suo Momentary Spouse, della necessità inderogabile (non si poteva mancare ad un impegno preso in tal senso: non era obbligatorio prenderlo, ma, una volta assunto, qual ora si fosse verificato l'evento, l'adottato andava prelevato in giornata, al massimo nella giornata successiva), di recarsi a prelevare chi era stato assegnato loro. Luca non sembrò affatto lieto della notizia: era stata sempre lei in assoluto, a desiderare di potere adottare un quarto rebirth. Chiaramente, innanzi tutto per la sua professione di psychologist time, cui era assegnato l'incarico di preparare gli astronauti per i viaggi spaziali e quindi aiutarli ad uscire dai propri ritmi temporali. Non le sembrava vero di potere costatare di nuovo su di una persona gli effetti di una trasposizione temporale così evidente come quella vissuta da chi, ibernatosi ad esempio nel 2020, si ritrovava a risvegliarsi nel 2540. Ossia alla data di oggi. Lei e Luca sarebbero divenuti, per i prossimi cinque anni, genitori adottivi del giovane risvegliato. Avrebbero dovuto assolvere al compito di abituarlo alla nuova vita, con l'ausilio, naturalmente, di un'apposita equipe. Dovevano reinserirlo nella società, trovargli un posto dove studiare, aiutarlo a storicizzare il lungo periodo di vuoto conoscitivo e in ogni senso reintegrarlo, facendo sì che divenisse, nei cinque anni, appunto, indipendente come qualsiasi cittadino dell'Associated World. Impresa certamente non facile. La mattina successiva, liberati ufficialmente dagli impegni di lavoro per trenta giorni, a merito di una "Parental holiday", si recarono presso la Clinica dove il risvegliato (maschio o femmina), aveva ricevuto le cure necessarie a liberarlo della malattia che lo aveva portato alla morte fisica. Si tennero per mano, lasciandosi soltanto per appoggiare la destra sulla hand knowledge, in cui era stata inserita la programmazione della loro presenza. L'ambiente in cui furono inseriti era psicologicamente freddo: colori sul grigio e bianco, smalti, superfici in duracrilion, vetri pressurizzati. Gelido. Poi, nel ripetere l'ingresso in un nuovo ambiente del tutto differente, furono introdotti da una musica di sottofondo. Le pareti erano ricoperte di quelle che al primo aspetto sembravano opere d'arte da museo del 2000. Le porte all'apparenza erano di un caldo legno ed i pavimenti sembravano di ceramica. Chiaramente tutto il reparto era stato preparato in modo che chi vi si fosse risvegliato non avesse dovuto subire l'impatto del cambiamento temporale. Finalmente venne loro incontro un essere umano. Almeno all'aspetto lo era. Declamò i loro nomi e cognomi, le date di nascita, l'indirizzo sociale, il numero della richiesta affido e poi attese che loro confermassero. Quindi, senza un'ulteriore parola oltre un "seguitemi", si avviò. Si trattava, all'apparenza, dicevamo, di una figura femminile, vestita come poteva esserlo stata, un'infermiera dell'anno 2000. Ne vedevano, adesso, l'uniforme bianca e blu alle spalle, munita di una sorta di cappello bianco che sembrava fissato con un adesivo alla chioma, tanto si reggeva bene nei suoi movimenti. Li condusse davanti all'ingresso di un locale dall'aria antiquata quanto il resto, su cui campeggiava una scritta: " Adoptions department", affiancata da una piccola croce rossa. L'infermiera fece segno di entrare ed ubbidirono. Si ritrovarono in quella che appariva proprio come una segreteria ospedaliera, laddove una signora dall'aria gentile li invitò a sedersi ed espose in poche parole una sorta di presentazione della ragazza (si trattava di un individuo di sesso femminile), che sarebbe stata loro affidata. Intanto si collegò ai loro avvisat, per passare in modo virtuale i dati in possesso del centro. -"Come sapete tendiamo a dare ai risvegliati un nome nuovo, che sia inserito nel novero dei cittadini quale sarebbe se l'individuo fosse nato all'oggi. Quindi parliamo di una "C2". Tra le possibilità la giovane donna ha scelto Carla. Naturalmente almeno per adesso, non le abbiamo raccontato nulla della sua provenienza: chiaramente la sua memoria è molto alterata, essendo stata ibernata nell'anno 2022. Stiamo parlando di circa 500 anni addietro."- -"Un baratro."- Quasi sospirò Luca. Poi aggiunse: -"Ti rendi conto?". Rivolto a Ludovica, che fece finta di non averlo sentito. -"Sedici anni, vero? Guarita da un tumore all'epoca inguaribile?"- -"Certamente. Sostituzione totale del sangue e degli organi colpiti. Fortunatamente non il cervello."- Precisò la donna dietro la scrivania. -"Memoria semi obnubilata?"- Chiese ancora Ludovica. -"Sì. Fino ad oggi quello che ha visto non l'ha particolarmente colpita. Non ricorda il suo vero nome, né la famiglia o altro."- -"E' possibile che poi le ritorni con dei flashback?"- Chiese Luca. -"Possibile, sì. Anzi, molto probabile che nel tempo riacquisti la memoria e senta la mancanza dei suoi, diciamo così, parenti deceduti."- -"Deceduti?"- Ludovica sembrò allibita. -" Psychology, parliamo di cinquecento anni..."- -"E questi parenti, le hanno lasciato messaggi?"- -"Video. Un video di saluti ed auguri. Molto suggestivo. Naturalmente le verrà fornito assieme alla giovane donna e toccherà a lei decidere se e quando somministrarglielo."- -"Bene. Allora finiamo le formalità e procediamo. Vorrei portarla via con me."- -"Sveglia o in stato di sonno indotto?"- -"No: meglio che si abitui a me lentamente. Con opportune presentazioni. La condurremo nell'habitat col nostro family Helicopter. E' stazionato fuori la base, a pochi metri dall'ingresso. Mi hanno permesso di farlo."- -"Sì, era stato programmato."- -"Grazie, molto utile."- Conoscenza. Si alzarono come a comando e in ordine silenzioso seguirono la director of awakenings in un corridoio allegramente illuminato su cui si aprivano una decina di porte in similegno. Alla porta segnata C2 la donna si fece da parte, dopo averla spalancata con un gesto. Sembrava di essere tornati indietro nel tempo: la stanza era arredata come avrebbe potuto essere quella di una fanciulla dell'anno 2000 che si fosse recata all'estero per studiare. Ludovica lanciò uno sguardo intorno e si rese conto che "Carla" lavorava ad un PC. portatile, evidentemente connesso con una linea interna che rimandava il web antichissimo. Vestiva in modo inusuale: una sorta di tuta nera su cui aveva indossato una specie di maglia larga. Quando percepì che qualcuno aveva varcata la soglia si girò incuriosita: Aveva l'aria di una bambina, coi cortissimi capelli biondi che incorniciavano un viso affilato, dai grandi occhi azzurri. Vuoti. Vuoti. Questa fu la sensazione che me ricavò Ludovica osservandoli a fondo. -"Sei tu?"- Chiese la giovane scrutandola con aria speranzosa. "Chi?"- Si chiese lei. Ma capì che intendeva dire "quella che era venuta a portarla con sé". Per cui rispose: -"Sì."- Brevemente. -"Ho già preparato tutto. Il computer mi hanno detto che resta qui. Mi sono salvato quello che mi riguarda su di una chiavetta..."- -"Chiavetta?"- La ragazza gliela mostrò: un affaruccio verde sconosciuto. Ma poi capì: doveva trattarsi di un vecchissimo metodo per salvare i dati. -"Non so se il PC che abbiamo nella stanza..."- Stava per dire, ma fu subito corretta dall'accompagnatrice:- "Stia tranquilla, abbiamo provveduto noi."- E nel dire questo le passò una volatile memory che avrebbe potuto contenere una vecchia enciclopedia. Sorrise. Le parve giusto avvicinarsi a Carla, che intanto si era alzata in piedi e rapidamente aveva raccolto un giaccone ed un borsone pieni di chissà quali panni scovato un museo dell'abbigliamento allo scopo. Si comprendeva bene che voleva lasciare quella stanza. -"Andiamo?"- Disse, difatti. -"Certamente."- Asserì tranquillamente Ludovica avviandosi. Fu stupita nel sentirsi presa per un braccio: la ragazzina le si era appesa addosso come se temesse di essere abbandonata. Provò un moto quasi di timore al pensiero che da quel momento, chiunque fosse quell'essere umano, era affidato a lei. Si girò a guardarla: pareva avesse un'ombra grigia addosso. Niente a che fare con quello che ci si attende da una adolescente. Finché si trovarono nell'ambito del conosciuto Centro, Carla camminò veloce, ma appena la director of awakenings, dopo avere consegnato a Ludovica alcuni file, le lasciò con quella specie di infermiera, rallentò, per dedicare la sua attenzione a Luca, di cui prima sembrava non avere neanche notata la presenza: -"E' mio padre?"- Chiese. Luca spalancò gli occhi stupito: aveva una quarantina di anni, per cui sì, avrebbe potuto essere suo padre, così come Ludovica la madre, ma non si era mai visto in quell'ambito sociale. Non avevano figli. Niente di strano che non li avessero: erano geneticamente programmati come coppia d'affido prima della stessa generazione, per cui crescevano, se così si può dire, ogni cinque anni, un giovane "risvegliato", o "rinato" che dir si voglia e poi chiudevano con questo praticamente ogni contatto dopo averlo conciliato con la società. In effetti si era stancato di quel compito già dal primo e con Carla erano al quarto. -"No: non sono tuo padre. Neanche un lontano parente se mai fosse possibile. Sono un custodial di seconda categoria."- -"Cos'é un custodial?"- -"Di seconda categoria. Cioè a me vengono affidati i "risvegliati" come te, dall'ottavo al sedicesimo anno di età. Per cinque anni."- -"Risvegliati?"- -"Possiamo continuare nell'habitat questo dialogo?"- Intervenne Ludovica. -"Allora anche tu sei una custodial di seconda categoria?"- Chiese invece Carla, lasciandole il braccio ed allontanandosi di un passo da lei. -"Sì, anch'io lo sono e no, non ho figli miei, prima che tu me lo chieda. Continuo a pensare che sia il caso di riparlarne più tardi."- Carla si zittì, limitandosi ad osservare perplessa l'ambiente nuovo: si trattava di quello che Ludovica aveva definito dentro sé "gelido". -"Non mi piace qui. Dove andremo avrò una stanza come quella che avevo prima?"- -"Sì. E' predisposta per il tuo spazio temporale di origine."- Disse distrattamente Ludovica. -"Predisposta? Predisposta per cosa?"- -"Volevo dire che, sì, sarà simile a quella che hai lasciato."- Disse lentamente Ludovica chiedendosi se con questa numero quattro non avrebbero avuto più difficoltà delle precedenti. Sembrava troppo sveglia e troppo simile a se stessa. Non sembrò particolarmente colpita dal mezzo di trasposto, che probabilmente assomigliava a qualcosa di conosciuto, se non di persona, magari in qualche visione fantascientifica dell'anno 2000. Vi prese posto e cominciò a guardarsi intorno, senza proferire più parola per i successivi venti minuti. Insomma: quelli che occorsero per stabilizzare il mezzo nell'aria e farli giungere con il piccolo ma sicuro wheel lift, sulla piazzola di appartenenza. Carla si appoggiò distrattamente alla balaustra che pareva fatta di aria compressa, rassicurata dal fatto che la reggesse e lanciò uno sguardo, adesso sì, perplesso, sullo "strano" panorama che vedeva intorno, compreso i colori. Annusò l'aria con atteggiamento disgustato: -"Sembra odore di nafta."- Sentenziò. Ludovica si chiese cosa fosse "nafta", ma evitò di chiederglielo. Entrarono: avevano già programmato sulle pareti le immagini adatte al tempo della giovane e aggiunse un "tramonto dorato" per riscaldare l'ambiente. -"Sono virtuali?"- Chiese Carla osservandosi intorno. -"Virtuali?"- Rispose l'adulta. -"Le immagini! Troppo differenti da quelle di fuori. Nessuno mi ha voluto dire quanto tempo sono stata in coma. -"Coma?"- -"Già, soltanto così si spiega che io non riconosca nulla di quello che mi circonda: devono essere passati anni..."- -"Certo, sono davvero passati anni, ma allora perché tu non sei invecchiata?"- La ragazza sembrò molto colpita. Per la prima volta qualcosa si mosse nella sua memoria, facendole mancare il terreno sotto i piedi. Ma non rispose più. La fecero entrare dalla porta che conduceva alla sua stanza, come avevano fatto per i tre che l'avevano preceduta, facendole notare che tutto era simile a quella che aveva lasciato. Le fecero vedere il suo bagnetto personale, con una vasca vecchio tipo e nell'insieme una buona copia, quasi da museo, dell'anno 2000 o giù di li. -"Qui invece non sembra cambiato niente."- Disse più a se stessa che a loro. Ma poi aggiunse: -"E il resto dell'appartamento?"- -"Lo vedrai un altro giorno. Forse domani. Per quest'oggi metti a posto i tuoi abiti e sistema i tuoi file sul P.C. che si trova sulla scrivania. Carla gettò uno sguardo sospettoso al computer dicendo, sempre a bassa voce; -"Sembra finto."- Ma poi trasse la chiavetta Usb dallo zaino e la infilò al posto giusto, accendendolo. Il computer prese tranquillamente a ronzare e dopo poco apparve il vecchio marchio anni 2000. -"Questo sembra più passato del mio."- Sospirò. Poi aggiunse: -"Va bene, ma cosa ceno?"- -"Ti piacerebbe un bel panino wurstel e maionese?"- -"Già è pronto?"- -"Sì."- Disse Luca sorridendole. -"Perfetto. Anche troppo perfetto."- Fecero finta di non averla udita. Ludovica eseguì un gesto per l'apertura porte e rapidamente passarono oltre lasciando dietro di loro la ragazza e la sua curiosità per adesso inappagata. Si girarono entrambi ad osservarla attraverso la parete frangimmagine. Non sembrava loro di essere violentatori di una privacy: la piccola era in una situazione instabile e per quanto la porta che imitava un balcone non si potesse aprire e nulla di pericoloso per il fisico o la psiche della giovane fosse stato lasciato nelle sue possibilità, occorreva tenerla d'occhio. Era sotto la loro tutela. Sola. Carla guardò la porta chiusa, che non assomigliava a nulla di conosciuto. Poi si avvicinò alla porta finestra da cui erano entrati, per trovare una maniglia o qualcosa di simile. Ma sembrava rotta. O finta. Ebbe la sensazione che quella stanza non differisse di molto dalla sorta di cella comoda in cui l'avevano tenuta fino a quel momento e si chiese perché le riservassero quelle false premure, per poi trattarla come se lei avesse commesso una qualche colpa. Tirò fuori dallo zaino gli abiti, che sapevano leggermente di naftalina e si dedicò per qualche minuto ad appenderli. Gli appendiabiti sembravano strani, tutti in metallo, o troppo puliti o leggermente corrotti dal tempo. Quale tempo? Quanto tempo? Chiuse l'anta e si guardò allo specchio. Le parve che il suo colorito fosse spento, come se avesse avuto una qualche malattia. Era questo che le nascondevano? Era stata in coma per anni? Però ricordò la frase di Ludovica che le chiedeva se le paresse di essere invecchiata. Invece no: aveva i suoi sedici anni. Già. Sedici. Nata quanto? Le avevano detto che li avrebbe compiuti il 14 di maggio. Si era a marzo, per quello che raccontava il calendario del computer. Marzo 2023. Non le tornava nulla alla memoria. Si sforzava di ricordare, ma appena cercava di fissare una immagine del "prima" c'era anche rischio che le scoppiasse un gran mal di testa, per cui andava cauta. Niente memoria. Le avevano detto che l'avrebbe recuperata, con il tempo. Che adesso sarebbe restata in affido, per poi, nei mesi, riprendere lo studio verso il diploma. Diploma di cosa? Le avevano lasciato modo di studiare la storia, la geografia, la matematica, sul computer. C'era google a disposizione, ma sembrava avere dei vuoti di memoria come lei. Si bloccava, a tratti, pareva stesse per darle dei file, ma poi compariva una immagine che la rimandava alle pagine precedenti. -"In lavorazione"- Diceva un volto sorridente che non aveva mai visto prima. "Prima, quando?"- Si spogliò e infilò il pigiama che aveva trovato, ben piegato, sulla sponda del letto. Attendeva il panino promesso, ma non avrebbe mai immaginato che le sarebbe giunto da una rapida apertura e chiusura nella parete; finì direttamente sul suo comodino, penetrato dal muro. Sconcertante. Lo guardò con diffidenza, anche se sembrava identico nel colore, l'odore, la consistenza, ai tanti che aveva mangiato... "quando?" Quando li aveva mangiati? Lo addentò svogliatamente, sorseggiando la cola che era spuntata assieme al panino nel suo bel bicchierone di plastica fornito di cannuccia. Buono. Il cibo, buono e anche la bevanda. Sorrise tra sé: dopo tutto forse era meglio fare quello che le aveva suggerito la donna. Mangiare, riposarsi e aspettare di capire meglio più in là. Aveva una strana nostalgia addosso. Ma non sapeva cosa le mancasse, chi le mancasse o se davvero dipendesse da una mancanza. Dopo una ventina di minuti passati a sistemare i file nel computer, che le parve davvero più lento del precedente, s'infilò tra le coperte e prese sonno. Sognò di un cane bianco e nero che le saltava in grembo scodinzolando. L'indomani Il giorno successivo, nel risvegliarsi, si rese conto che qualcosa era cambiato: nella stanza c'era una televisione. Con il suo bravo telecomando. Moderna, decisamente migliore di quella già conosciuta. Evitò di porsi la solita domanda: conosciuta, quando? L'accese e si divertì a cambiare velocemente i canali. Notò qualcosa di strano, ma non immediatamente: niente pubblicità. Come era possibile? C'erano i telegiornale che ripetevano cose avvenute lei non sapeva quando: niente date. Un presidente in America, discorsi di politica in Italia, il Pil, il debito pubblico, qualcuno che si era lasciato esplodere in un supermercato non capiva bene dove e, si sarebbe detto, tutto un poco a casaccio. Con qualcosa di poco chiaro nelle tempistiche. Poi i soliti filmini, le telenovele, film vecchi di Totò e Peppino, qualche film con attori che aveva già visto i cui nomi però non le rimbalzavano alla memoria... Di tanto in tanto la TV sembrava andare in tilt e rimandava per giusto qualche secondo dei volti: una donna sulla cinquantina, un uomo dall'aria afflitta, un ragazzino. Di tanto in tanto anche un cane, paesaggi, l'interno di una abitazione. Si sarebbe detto che quelle immagini fossero state inserite nel circuito e programmate per apparire. Perché? Non fece in tempo a porsi troppe domande: sul comodino apparve, per il solito miracolo, la sua colazione: latte, fette biscottate, marmellata, miele, cornetto alla crema e persino del caffè che sapeva di orzo. Aveva fame e mangiò, senza chiedersi che fine avesse fatto il resto della cena della sera prima. La porta finestra era chiusa, ma dal vetro (?) si poteva osservare fuori per un bel poco di spazio. Una strana città in lontananza. Strane vie che sembravano reggersi in aria, alzandosi ed abbassandosi con un ritmo che sembrava calcolato. Osservando con maggiore attenzione, benché queste strade fossero distanti, si rese conto che erano in grado di schivare degli oggetti volanti i quali s'infilavano tra di loro, come fossero prestabiliti anch'essi. Mai visto prima cose così. Sembrava un cielo mattutino. Forse le nove. Ma dov'era un orologio? Ah! Eccolo! Uno strano orologio a forma di paperino, con le lancette rosse, che faceva tic, tic, tic ed il pupazzetto ad ogni tic chiudeva un occhio come facesse l'occhiolino. Di una cretineria, insomma, che se la mamma glielo avesse regalato, lei... La mamma? Quale mamma? La donna aveva detto di essere... che cosa? Una sorta di affidataria, insomma. Una guardiana? Certamente l'aveva chiusa dentro come alla Clinica. Ma questa non era una clinica e c'era soltanto lei, mentre alla clinica aveva visto almeno sei o sette ragazzi come lei uscire ed entrare dalle stanze, quando le capitava di uscire lei. Andavano forse, come lei, a farsi controllare dai medici, a farsi fare qualche terapia, o esami. Chissà. Non le permettevano di parlare con loro e si scambiavano qualche volta, strani sorrisi perplessi. Ma qui era certa di essere sola. Ossia, nell'abitazione dei due che l'avevano prelevata. Mangiò. Poi tornò a guardare fuori, senza notare nulla di più di quello che aveva visto prima. Quindi si recò nel bagno e si lavò accuratamente i denti con lo spazzolino (elettrico), il viso, le mani. Asciugandosi con il rotolone di carta. In camera decise di vestirsi, anche se non sapeva con certezza che sarebbe uscita o qualcuno le avrebbe fatto visita e verso le 11, annoiata, decise di tornare a studiare dal computer. Restò perplessa quando gli anni le sembrarono essersi allungati: 2020, 2021, 2022, 2023... Premette a caso sul segno di spunta del 2050 e fece un salto sulla sedia: Brevemente si parlava di un tentativo fallito di rapire un Papa Giovanni XXIV. Sul 2070, ancora più sconvolta trovò che si parlava di una grande guerra, definita come terza guerra mondiale. Terza? Poi l'uomo più volte sulla luna, nel 2077, una base militare stanziata a difesa degli interessi terrestri a pochi centinaia di chilometri dalla luna... Pochi cenni di un qualcosa che era accaduto in anni che per lei non avevano senso: 2089, 2130,2220... C'era una sorta di girandola che, partendo dal conosciuto 2020 giungeva, punteggiata di avvenimenti di ogni tipo, sino al 2540. La girandola prese a girare nella sua testa. Ma lei, quanti anni aveva davvero? In che anno era nata? Perché non ricordava nulla del suo passato, mentre invece gli oggetti che le erano intorno le apparivano così consuetudinari? Ritornò alla televisione: i soliti film, ma questa volta le immagini che riguardavano i telegiornale parevano essere trasformate: strani abiti, mutate città, allevamenti di coleotteri per scopo alimentare, sterminate distese di sabbia in climi che avrebbero dovuto essere verdi praterie... Erano spezzoni confusi di telegiornale che, come in un flashback le rimbalzavano nella mente mescolandosi a ricordi che forse le erano appartenuti: un cane che le scodinzolava. Il volto magro e asciutto di un uomo che lei chiamava papà. La donna dai capelli neri raccolti in alto che lei chiamava... mamma. Fu in quel momento che la porta si aprì e si ritrovò libera di uscire dalla sua cella. Restò perplessa. Le parve che potesse essere una trappola. Ma a che scopo? Mise fuori prima la testa ed osservò le pareti che le apparivano allo sguardo: sembravano di cristallo o di vetro. Le toccò: calde. Lanciando uno sguardo lungo queste scorse fino quasi all'infinito una città stranissima dove le strade camminavano sopra altissime torri lucenti per poi scomparire. Montagne viola in lontananza mandavano bagliori intermittenti e nel cielo, in parte terso e in parte nuvoloso vi era un via vai di veicoli che stavano in aria come mai ne aveva visti prima. Percorse quella sorta di corridoio e si trovò in un locale più grande, ma sempre aperto su orizzonti lontani. Strani animaletti si muovevano, alti quanto la metà di lei: sembravano organizzati, prendevano oggetti, li riponevano. Avevano una qualche funzione e la svolgevano. Passò l'ambiente e si rese conto che le due persone giunte a prenderla in custodia stavano facendo colazione, serviti da altri "animaletti" con strane zampe munite di mani simili a quelle umane. Luca e Ludovica indossavano tute morbide di un viola carico, piuttosto larghe. Lei beveva da una specie di bottiglia capovolta, lui prendeva qualcosa, a pezzi, da un recipiente traslucido. Parlavano tra di loro allegramente e si girarono ad osservarla, per poi invitarla: -"Vieni a provare questi cibi realizzati nel nostro tempo"- Disse Luca. Lei si avvicinò cautamente e appena fu loro vicina si trovò dolcemente sollevata da una specie di sgabello, all'altezza del ripiano su cui questi poggiavano le braccia. -"E' proprio gelato. Saggialo."- La donna le porse una coppa e una varietà di cucchiaio lucente. Proprio gelato. Aveva ragione. Sembrava al cocco. Il gusto che preferiva. Timidamente allungò una mano per prendere quello che sembrava essere un biscotto: dolce. Sapeva di amarena. -"Buono?"- Le chiese l'uomo. La giovane annuì. -"Dove sono? Chi sono? In che anno stiamo vivendo?"- Domandò, continuando a mangiare il gelato. -"Tranquilla, Carla. Una cosa per volta. Datti il tempo per ricordare il passato, quello per assimilare il presente e desiderare di vivere il futuro."- Le disse La donna sorridendo. Noi siamo qui per aiutarti a farlo. Carla fissò lo sguardo oltre le pareti trasparenti sentendo su di sé una strana malinconica speranza. -"Ci proverò"- Rispose. Se sono qui, adesso, è certamente perché qualcuno mi ha voluta viva."- Una lacrima di commozione le scorse giù per la guancia e senza neanche rendersene conto l'asciugò col dorso della mano. Qualcosa le diceva che non sarebbe stata l'ultima.

Pubblicato domenica 20 novembre 2016