Noi siamo infinito. Ragazzo da parete – Stephen Chbosky

di Daniela Marras

A giugno di quest’anno è uscita la prima edizione Pickwick di “Noi siamo infinito” di Stephen Chbosky, libro pubblicato originariamente nel 1999 col titolo “The Perks of Being a Wallflower”, in Italia “Ragazzo da parete” (ora sottotitolo).

Nel 2012 è uscito anche l’adattamento cinematografico del romanzo, diretto dallo stesso Chbosky.

Il titolo – uguale a quello della canzone sanremese che può piacere ai ragazzi e con cui, a parte questo, non ha nulla a che vedere - suscita curiosità e interesse, aspettative che, a mio avviso, non vengono deluse.

Si tratta di un romanzo epistolare. La corrispondenza copre l’arco di tempo di un anno che va dal 25 agosto 1991 al 23 agosto 1992.

Ecco come cominciano la prima lettera e il romanzo:

“Caro amico, ho deciso di scriverti  perché lei mi ha detto che sei uno che ascolta e che capisce, e perché non hai cercato di portarti a letto quella persona, alla festa, anche se avresti potuto. Ti prego, non cercare di scoprire chi è lei perché poi arriveresti a me, e io non voglio. Userò dei nomi diversi o generici, per non farti capire chi sono. E’ per questo motivo che non ho incluso un indirizzo a cui rispondere. Le mie intenzioni non sono cattive. Sul serio. Ho soltanto bisogno di sapere che là fuori c’è qualcuno che ascolta e che capisce, e non cerca di portarsi a letto le persone, anche se potrebbe. Ho bisogno di sapere che esiste gente così. E credo che tu, più di tutti gli altri, riuscirai a comprendere. Perché sei vivo e apprezzi la vita. Almeno, lo spero, perché le persone fanno affidamento sulla tua forza e sulla tua amicizia. Tutto qui. Almeno, è quello che ho sentito. OK, questa è la mia vita. E desidero che tu sappia che sono felice e triste al tempo stesso, e che sto ancora cercando di capire come ciò sia possibile”.

Il romanzo epistolare nel periodo pre-romantico e romantico si impose come genere letterario confacente a riprodurre toni intimistici e confidenziali, così come il diario, con la differenza che la corrispondenza presuppone un destinatario preciso e individuato e quindi una relazione bilaterale e una reciprocità di punti di vista.

Nel romanzo di Chbosky, il destinatario delle missive è e resta misterioso e, come si può evincere dalla citazione sopra riportata, altrettanto misterioso resta lo scrivente, almeno quanto a generalità anagrafiche e simili. Tutto però è “verosimile” e accettabile come tale dai lettori, destinatari di fatto di tutte le lettere, anche se magari non con le stesse caratteristiche spirituali e umane indicate dallo scrivente.

Chi scrive conclude tutte le sue lettere con l’espressione “Sempre con affetto” e si firma col nome “Charlie”. Alla fine della prima lettera, Charlie chiarisce perché abbia sentito il bisogno di ricorrere a carta e penna e raccontare a un amico le sue esperienze: egli scrive il 25 agosto 1991 perché il giorno successivo sarà il suo primo giorno di scuola alle superiori e se la sta “facendo sotto”.

Questo dato potrebbe far apparire il romanzo indirizzato ad un pubblico di adolescenti e giovani  ma, come ogni buona opera di letteratura, è piacevolmente fruibile anche da chi non è più adolescente e tanto giovane.

In America il libro è stato da taluni contestato, probabilmente per il modo diretto ed esplicito  di affrontare temi come il sesso, etero, omo e bi, la droga, il male mentale, la morte, il suicidio.

Questi temi sono proposti con gli occhi e la prospettiva di Charlie, uno sguardo giovane, sincero, innocente e… “diverso” nell’affrontare le diverse esperienze che gli si presentano.

Charlie, su suggerimento del suo professore Bill, legge e scrive saggi su libri impegnati come “Il buio oltre la siepe”, “Il grande Gatsby”, “Il giovane Holden”, “Sulla strada”, “Pasto nudo”, “Amleto”, “Lo straniero” e altri, eppure sembra non rendersi conto di quanto sia intelligente e dotato.

Nel corso della lettura si percepisce, pagina dopo pagina, che lo sguardo di Charlie è particolare, che c’è qualcosa di nascosto nel suo passato, che vive il presente con un certo disagio nel relazionarsi con gli altri e col “mondo” e che qualcosa di indefinito è sul punto di accadere nel suo futuro. Eppure, allo stesso tempo, si coglie la ricchezza del suo mondo interiore, la profondità della sua sensibilità, la fragilità di una personalità in formazione.

E così, lasciando al lettore il piacere di scoprire le vicende del primo anno delle scuole superiori di Charlie, non si potrà non concordare che il “ragazzo da parete” non è “diverso”, è… “speciale”, “molto speciale”!

Buona lettura!

Sardara, 25 agosto 2016 

PAROLE CHIAVE: Amore, Cinema, Cultura, Jack Kerouac, Letteratura, Maltrattamenti, Narrativa, Recensioni, Regia, Romanzo