Amen - Giorgio Polo

di antonella santarelli

Guerre, oligarchie planetarie, virus e reality: l’ultimo avvincente romanzo di Giorgio Polo

Amen

 Nulla die Edizioni, 2016

Amen non è la formula per chiudere una preghiera. Amen è un tumore informatico che metterà in crisi l’ordine mondiale fondato sulla sopraffazione,  violenza e rapacità assunte come regole; Amen è prodotto dalla eccezionale intelligenza di un ragazzino che riscatterà il pianeta grazie alla resistenza di pochi abitanti che sfuggono al programma di eliminazione della popolazione, pomposamente chiamato “taglio degli esuberi”.  Milioni di persone ogni giorno sono soppresse secondo una tabella di marcia che porterà in pochi  anni alla riduzione drastica della popolazione mondiale: i primi a essere eliminati, chiaramente, gli oppositori dei regimi oligarchici e finanziari che, nel frattempo, continuano indisturbati  a ottenebrare le coscienze, condizione essenziale per agire, e a fare affari in ogni modo, anche vendendo come alimento il prodotto finale del ciclo di soppressione degli abitanti del pianeta.

Quattro ragazzini, sensibili e intelligenti,  si trovano da soli ad affrontare un mondo spietato che ha già reso orfani tre di essi:  il quarto, monumento vivente al tatuaggio,  figlio di una tattoo stilista, sarà destinato dalla madre a partecipare al reality “L’isola dei  ’nfamoni” dove concorrenti  dalle provenienze e caratteristiche più svariate si affrontano nella corsa alla reciproca eliminazione, sotto le grida eccitate della conduttrice che sottolinea con tono esagitato l’uccisione del concorrente di turno e l’aumento conseguente dello share.

Fantasy? Sicuramente ma non troppo. L’autore, con tono leggermente ironico e divertito,  porta alle conseguenze estreme fenomeni che osserviamo diventare sempre più evidenti  nell’era corrente che pare in  attesa  del conflitto più distruttivo  per rinascere su basi nuove e completamente differenti.  Toccare il fondo per ricostruire a misura umana.  Tutto verosimilmente possibile, purtroppo.  Questo l’epilogo del romanzo che si fa leggere in pochissimo tempo  e ricordare, grazie alla scrittura fluida e alla fantasia fervida dell’autore.

 

Dalla quarta di copertina:

“Quando fuggi da una guerra, una speranza, per quanto piccola, è già meglio di niente. È l’unica cosa che ti tiene vivo mentre vedi che molti dei tuoi compagni non ce la fanno. E si perdono per strada. E si perdono in mare. Neppure le capivano, loro, le ragioni di quella guerra. Ma quando c’è da scappare si scappa, senza porsi inutili domande…”

È quanto accade ai quattro piccoli protagonisti del romanzo. La loro amicizia nasce tra i banchi di scuola, mentre nel mondo intorno a loro appaiono segni di minacciosi cambiamenti. Grandi mura stanno sorgendo intorno alle metropoli. Apparentemente, per tutelare la cittadinanza in risposta all’ondata di violenti attentati terroristici che ha coinvolto l’intero pianeta. In realtà è solo la prima fase di un diabolico progetto, che prevede il dimezzamento della popolazione mondiale nell’arco di pochi anni. Gruppi di resistenza si vanno formando. Una guerra incombe e la fuga è il solo modo per continuare a coltivare la speranza di un futuro.

Giorgio Polo (Cagliari, 1959). Pittore, regista teatrale e scrittore, da molti anni lavora nel campo sociale utilizzando il teatro e la pittura all’interno di progetti educativi e di solidarietà nei contesti più diversi: dalle carceri ai campi profughi jugoslavi a quelli palestinesi; dagli studenti delle scuole nostrane, agli artisti aborigeni, ai bambini di strada del Nicaragua. Ha pubblicato Storie di Monte Noddisco (Aletti 2010), Camminando in un mondo tondo (Aletti 2011) e Vento di scirocco (CUEC 2013).

 

Su nulladie.com