Truth - James Vanderbilt

di Francesco Cerminara

Nel 2004 Mary Mapes, produttrice televisiva della leggenda giornalistica “60 minutes”, riceve una pericolosa imbeccata. Secondo le sue fonti, il Presidente degli Stati Uniti George W.Bush avrebbe evitato di servire il Paese nella guerra del Vietnam. Se la notizia venisse confermata, potrebbe incidere sulla corsa alla Casa Bianca, che vede contrapposto il repubblicano texano al democratico John Kerry.  

La signorina Mapes, famosa per aver svelato le torture dell’esercito americano nelle prigioni di Abu Ghraib, imbastisce così una grossa inchiesta da trasmettere in televisione. Parla con più fonti, arruola nella sua squadra professionisti del calibro di Lucy Scott, Mike Smith e Roger Charles. Sa che non sarà facile, ma potrà contare su Dan Rather, icona della Cbs.

Il regista James Vanderbilt, su tutta questa serie di azioni riportate negli scritti reali della Mapes, ha realizzato Truth-Il prezzo della verità. Un film asciutto, dalla messa in scena formale e senza virtuosismi, pulito nei dialoghi. Una delle tante opere che entra, meritatamente, nel filone politico-giornalistico di Alan J.Pakula e Sydney Pollack. Non è un caso che Robert Redford, il Bob Woodward del pakuliano Tutti gli uomini del Presidente, sia stato chiamato per il ruolo di Dan Rather. La sua esperienza, unita a quel volto vissuto e paterno, hanno dato una credibile umanità al personaggio del conduttore televisivo. Avrebbe dovuto chiudere i conti con il genere dirigendo La regola del silenzio, ma anche lui è un inguaribile nostalgico. Al suo fianco Cate Blanchett/Mapes, capace di emanare sul grande schermo la sofferenza di chi è sotto pressione, per un servizio che potrebbe cambiare le sorti della prima potenza mondiale e capovolgere ogni principio etico.

Ma nel rapporto fra il potere e i media, Vanderbilt consegna allo spettatore le ossa di un giornalismo che si fa fatica a decifrare. Tanto ammirato in passato e forse irrecuperabile nei tempi moderni, dove il pettegolezzo ha distrutto notizie e Pulitzer. Alla fine, Truth non separa nettamente i buoni dai cattivi. E’ impietoso e dunque necessario.

 

 

    

Pubblicato venerdì 5 agosto 2016

PAROLE CHIAVE: Arte Contemporanea, Artisti, attori, Autori, Berlusconi, Cinema, commedia, New media, Thriller