Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese- Il film è già nella storia

di Francesco Cerminara

L’11 Febbraio 2016 è una data da ricordare per il cinema italiano. Nelle sale viene proiettato Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese, il film che rinfresca la commedia e diventerà nelle settimane successive il secondo miglior incasso dopo Quo vado? di Checco Zalone. L’idea che l’Italia contemporanea, per far ridere, debba solo sfornare messe in scene machiste e vacanziere ha così subito un altro duro colpo. Non è la prima volta che succede: il genere che va di moda fra gli italioti ha conosciuto il periodo sconvolgente dei film di Marco Ferreri. Ma l’ultima opera di Genovese, non solo per questioni di guadagno, può aprire la strada alla voglia di rischiare di sceneggiatori e registi.

Eva e Rocco sono una coppia in crisi e in contrasto con la loro figlia adolescente. Una sera, per distrarsi, invitano a cena a casa i loro amici. All’appuntamento si presentano due coppie e Peppe. La prima, formata da Cosimo e Bianca, sembra molto felice. La seconda invece, Lele-Carlotta, dà tutta l’impressione di non sopportarsi. Quando i commensali si siedono a tavola, la padrona di casa propone un gioco: condividere le chiamate e i messaggi del proprio cellulare con il resto della ciurma, perché ormai dice “le nostre vite sono tutte in quell’apparecchio”.

La proposta getta scompiglio. Accettarla vorrebbe dire mettere la propria vita intima/privata sotto gli occhi degli altri. Spogliarsi del cellulare, potrebbe offrire immagini disgustose. E’ proprio questo dubbio che scatenerà risvolti allarmanti. Perfetti sconosciuti è un film che infastidisce e spiazza per la sua perversione nel voler guardare oltre le apparenze e scavare nel profondo dei personaggi. Una commedia visionaria che denuncia l’incomunicabilità dei rapporti umani, non tanto l’abuso dei cellulari o dei social. Ma per fare un buon film, servono anche ottimi attori. In questo caso, sono bastati la raggelante compostezza di Marco Giallini (Rocco), l’incompresa fragilità di Alba Rohrwacher (Bianca) e i camuffamenti di Valerio Mastrandrea (Lele) e Giuseppe Battiston (Peppe).  

Ai David di Donatello, la pellicola ha ricevuto il premio come miglior film e miglior sceneggiatura. Dalla Francia e dagli Stati Uniti, sono arrivate le richieste di un remake. Questo tanto bistrattato (dai giornali, dalle televisioni, dai ministeri) cinema italiano ha ancora tanto coraggio.  

 

 

 

 

Pubblicato venerdì 22 luglio 2016

PAROLE CHIAVE: Arte, Artisti, Cinema, commedia, Thriller