L'egiziana

di Luana Troncanetti

Sempre incazzato, ‘sto tritone. Soffia forte dentro la conchiglia, così se sfoga. Quando gira l’occhi su Via Veneto, je prende er coccolone a quer poràccio.

Al tramonto la luce è sempre quella: ‘na carezza calda e un po’ annoiata, arrogante come tutte le cose che sanno d’esse eterne.

È la grande bellezza che è cambiata: monnezza, lampioni trasandati, crepe, marciapiedi che ce inciampi dentro. Er salotto de Roma, adesso c’ha i cuscini tutti ciancicati.  

È un po’ che la tengo d’occhio. Vent’anni appena, con le gambe secche secche, come ce l’avevo io. La faccia spigolosa, ce vònno du’ occhiate pe’ capì se è bella oppure no. E la passione grande, il talento. Nascosti nello sguardo troppo timido, imbrogliati da quel casino grosso che è l’amore.

Il giorno studia sempre, pure se è estate: libri per la scuola, copioni per un sogno. E la sera esce, a prende aria da se stessa. Pensieri enormi dentro la capoccia, fatica a tenelli tutti a bada.   

Ma stasera, stasera ce parlo. Lo so quello che pensa, ce so’ passata pure io.  

E’ seduta sul muretto della fontana, gli schizzi d’acqua sulla schiena nuda. In canottiera, i seni troppo grandi per ‘na cosetta come lei. Se vergogna, cammina gobba. Allora ai provini fa casino.

E poi, s’è innamorata ‘sta cretina. Del regista, dio ce ne scampi e liberi! Vent’anni più de lei, già famoso. In scena dice solo “Signori, la cena è servita.”

La cameriera, co’ tutto il talento che se ritrova! Se impappina, nun lo caccia fuori.

“Posso?” chiedo.

“Certo.” fa gentile lei, e io me siedo.

“È un po’ che t’osservo. Nun me prende pe’ impicciona, ma io certe cose le so.”

“Come?”

“Le so e basta. Er trucco c’è, ma nun te lo posso dì.”

Me piazza addosso du’ occhi indecisi: mezzi verdi, mezzi marroni. Strano, li stessi che c’ho io.

“Gli uomini, tesorobbello. Daglielo er còre, se te va. Ma quel pezzetto d’avanzo tiettelo pe’ te. Il talento no, nun se regala a nessuno. Difendilo, quello è tuo e basta.”

“Ma lei che ne sa?”

“Ero un’attrice pure io.”

“Famosa?”

“Sì.”

“Non mi ricordo di lei.”

“Nun te preoccupa’. Me so’ invecchiata tanto e le rughe nun l’ho mai nascoste, io. Me chiamavano l’egiziana. Dice…che faceva personaggio, ce l’ho fatti crede. Il nome non importa. Tu m’hai capito, sì?”

“Forse.”

“Domani torno qua, così te spiego meglio.”

Je do un bacio grosso sulla guancia. Poi la mollo lì con la risata mia, quella che faceva crolla’ cinema e teatri.

Er fantasma de ‘sta risata, le sere d’estate, lo regalo ancora a chi me pare a me.

Anna, regazzì. Me chiamo Anna, io.

( Racconto tratto dall'antologia "Un'estate a Roma" - Giulio Perrone editore ) 

Spendo due parole in più su questa antologia, nata in occasione dell'evento Letti di notte.

Una manifestazione a livello nazionale, moltissime le librerie italiane che hanno aderito. Giulio Perrone, in collaborazione con Libri & Bar Pallotta a ponte Milvio, ha indetto un concorso letterario sul tema "Un'estate a Roma". 

Avete appena letto il mio contributo, nato da un impulso che non avevo mai vissuto prima di pochi giorni fa: un personaggio (e che personaggio! ) si è avvicinato a me sussurrandomi all'orecchio: "Famme parlà, Lulu'..."

E secondo voi, je potevo dì de no alla Magnani? Lo so. Sembra arrogante, anche vagamente fuori di testa, però mi è capitato. Il tema del concorso non mi ha evocato grattachecche, fughe a Ostia in cerca di refrigerio dalle giornate bollenti, ricordi dell'ultima volta in cui la Maggica ha vinto lo scudetto. 

No. Ho avuto nitidissima un'immagine: quella del fantasma di Nannarella che, nelle notti d'estate, se ne va a spasso per Roma a fare un po' da mamma a una ragazzina che muove i suoi primi passi nel mondo della recitazione. 

E' stata una serata meravigliosa quella di sabato scorso a Ponte Milvio, con un plusvalore dai capelli rossi che vedete sorridente insieme a me nella foto: Simona O'Brady-Callaghan, potete consultare la sua scheda Liberarti qui. 

Ci conoscevamo soltanto virtualmente, nessuna delle due sapeva che l'altra avesse partecipato. Una gioia abbracciarla dal vivo in mezzo a un delirio di gente, una felicità sincera quando hanno annunciato che Simona, con il suo Nostalgie romane, aveva vinto il concorso. 

Sono saltata al suo collo, come una bimba, le ho dato due baci grossi sulle guance.

Uno da parte mia, l'altro era di Nannarella. 

Pubblicato lunedì 20 giugno 2016