MI RICORDO - PAOLA CAPRIOLO

di Daniela Marras

 

“MI RICORDO” DI PAOLA CAPRIOLO – GIUNTI  - 2015

 

Di pubblicazione relativamente recente è l’ultimo romanzo dell’affermata scrittrice Paola Capriolo, “Mi ricordo”, che si può trovare in biblioteca tra le novità.

Per scegliere questa lettura, consiglio vivamente di non prestare attenzione alla presentazione del libro sulla seconda di copertina: troppo rivelatrice, rovina, a mio avviso, la scoperta graduale della trama del romanzo e dell’architettura, se così si può dire, dell’intera opera come concepita dall’autrice e offerta al pubblico.

Si alternano i capitoli dedicati alla storia di due donne, a cominciare dal primo, dedicato a Sonja e seguito poi dal secondo capitolo dedicato ad Adela.

E così avanti, per tutta la durata del romanzo, la voce dell’una è seguita da quella dell’altra delle due protagoniste.

Sonja legge un annuncio scoprendo che veniva ricercata una “‘persona seria e referenziata’ che in cambio di vitto, alloggio e modico stipendio aspirasse a prendersi cura di un signore solo, molto anziano, nonché a sbrigare per lui le faccende domestiche. Le perditempo, concludeva l’annuncio, erano pregate di astenersi dal rispondere”. Ciò che attira Sonja, nel leggere l’annuncio, è che il luogo di lavoro cui rimanda l’indirizzo in esso indicato, è una “casa, azzurra, con le bianche finestre all’inglese, con il bovindo proteso verso il giardino e verso la striscia plumbea del fiume”. E così, anche se le viene in mente “la leggenda della moglie di Lot che, voltandosi indietro, fu tramutata in una statua di sale”, Sonja decide di proporsi per il lavoro perché “ora... si trattava di vivere; e dove, se non lì, avrebbe potuto farlo?”.

Il secondo capitolo è dedicato ad una lettera inviata da una ragazza diciottenne la quale, con stile forbito ed elegante, si rivolge al “Maestro”, un poeta sentito declamare versi a teatro che ammalia a tal punto la giovane Adela da spingerla ad iniziare un lungo carteggio con lui o, con l’immagine di lui che si era creata nella sua giovane mente.

Come già detto, le vicende di Sonja e Adela si alternano nella narrazione e, nel prosieguo della lettura, si scopre gradualmente che le storie di queste due donne sono profondamente legate l’una con l’altra ed entrambe con la casa azzurra sul fiume.

La storia di Sonja, che si svolge nel presente, ai giorni nostri, è tuttavia volta al passato, al ricordo, alla memoria e al riscatto.

La storia di Adela invece, pur essendo collocata nel passato, muove verso il futuro, partendo dai diciotto anni della protagonista in poi.

Sonja ottiene il lavoro e comincia così la sua attività di badante a servizio di un vecchio signore burbero e malandato, nella casa azzurra sul fiume.

Adela riceve risposta dal “Maestro” che la chiama “ninfa candida e gentile” e si sente ancora più incoraggiata a continuare con lui la sua celeste corrispondenza.

E, se il vecchio burbero, che vive il declino della sua vecchiaia, coi suoi momenti di oblio della mente, riesce tuttavia a catturare una qualche forma di benevolenza e dedizione da parte di Sonja, il “Maestro”, invece, con la sua ignavia e codardia, quasi, nei confronti degli sviluppi storici dell’epoca, si rivelerà una cocente delusione per Adela.

Adela tuttavia continuerà a scrivergli, anche dopo una interruzione lunga quindici anni, “dopo aver compiuto un giro lungo, lunghissimo”.

È ancora al “Maestro” che Adela indirizzerà infatti le sue confidenze, a lui o al pensiero di lui...

Di più è meglio non dire.

 

Una trama costruita con maestria e levità, due protagoniste dai destini intrecciati che si rivelano nel corso della storia, due stili narrativi volutamente diversi, la narrazione in terza persona e lo stile del romanzo epistolare, tutto ciò è meglio lasciarlo scoprire al pubblico, ciascuno personalmente, man mano che prosegue nella lettura.

Una citazione soltanto, per concludere. Si tratta di un breve estratto da una delle prima lettere di Adela al “Maestro”, il cui significato e la cui portata per le protagoniste, ogni lettore scoprirà e valuterà da sé.

“Sappiamo entrambi, come il principe Myskin, che il mondo può salvarlo soltanto la bellezza, non certo una rivoluzione o men che meno un nuovo regime politico. E stando alle sue parole, mi sembra che per ‘mondo’  si debba intendere semplicemente la nostra anima, o il nostro io, o mi dica lei qual è il nome giusto per questo nocciolo così intimo e inafferrabile che ciascuno di noi porta in sé, e con cui addirittura si identifica. Insomma, a quanto ho capito è come se il principe, o l’angelo, avesse voluto annunciarmi: ‘Te, Adela, ti salverà la bellezza’; e io non dubito, Maestro, che sarà così, ammesso che una salvezza sia possibile per questa povera anima in esilio”.

Queste parole, così come il titolo dell’opera, saranno pienamente compresi al termine del romanzo.

Buona lettura!

 

Pavia, 13 marzo 2016                                     

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