Romanzo popolare - Lucia Guida

di Carmine Monaco

Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese. Ha pubblicato per diverse case editrici racconti brevi in collane di autori vari, dando alle stampe come ‘solista’ a inizio del 2012, "Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile", Nulla Die, seguito da “La casa dal pergolato di glicine" (2013), suo romanzo d’esordio sempre per i tipi della Nulla Die. Editi di recente il racconto “Destini” nell’opera collettiva “Le streghe di Montecchio 2” (2014), Fefè Editore in Roma, vincitore del III premio al medesimo concorso letterario, e il racconto “In un campo d’orzo e di papaveri”, II premio per la narrativa inedita del Premio Lupo 2014, edito nel marzo 2015 per Il Castello. In passato si è occupata della rubrica letteraria di un’associazione culturale olistica abruzzese. Al momento cura un blog sulla piattaforma di WordPress, uno spazio da autrice su LiberArti Social Reader Writer Artist e tre pagine dedicate su Facebook intitolate ai suoi libri.

Romanzo Popolare”, sua terza opera, è stato pubblicato nel febbraio 2016 per Amarganta Editrice. È la storia di due famiglie, i De Carlo e i Terrenzi, che abitano nel medesimo caseggiato del rione di San Donato, alla periferia sud di Pescara. Siamo nel 1965; la storia di Teresa e Maria, perni esistenziali delle rispettive famiglie di appartenenza, si intreccia grazie ai loro figli Matteo, Giacomo e Lidia, alunni presso la medesima scuola elementare. Teresa offrirà l’aiuto e il conforto della propria amicizia a Maria, moglie di Michele, edile alcolizzato, marito e padre-padrone, alla perenne ricerca di un posto di lavoro costantemente a rischio. Entrambe le donne hanno in comune un matrimonio infelice, ma ciò nonostante sono ben decise a preservare le loro famiglie a costo di rinunciare alla propria realizzazione personale. In un arco di tempo decennale le vite di Lidia e Giacomo, figli di Teresa, e di Matteo, figlio di Maria, troveranno una loro collocazione esistenziale coerente con le scelte intraprese dai rispettivi genitori. Al di là di qualche tentennamento e piccolo fraintendimento, l’amicizia delle due donne sopravvivrà alle vicissitudini a cui entrambe saranno sottoposte, legandole con un filo sottile fatto di complicità e solidarietà tutto al femminile fino alla fine dei loro giorni.

 

In “Romanzo popolare”, il primo impatto emotivo avviene sbirciando da lontano Paolo e Teresa, una coppia di amanti clandestini il cui amore sta per finire, per volontà della donna. Che peso ha l’amore nella tua narrazione e perché hai scelto di raccontarlo?

Quello che io chiamo  Amore di sostanza  ha grande risalto nelle cose che scrivo, tanto da averne fatto una sorta di fil rouge sin dalla mia prima pubblicazione, una silloge di racconti intitolata ‘Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile’, aver segnato le scelte di vita della protagonista del mio romanzo d’esordio, ‘La casa dal pergolato di glicine’ ed essere arrivati alla narrazione di tipi di amore diversi intravisti come facce della stessa medaglia in ‘Romanzo popolare’.  E’ stato oggetto di molte mie riflessioni, estrinsecate poi in tante delle cose che ho nel frattempo elaborato. Un sentimento importante capace di segnare l’esistenza di chi l’ha provato, nel bene e nel male. Probabilmente occuparmene così tanto mi è servito per mettere a punto con maggior consapevolezza la mia personale idea su questo sentimento, oggi forse più disincantata di un tempo, certamente più realistica. Un tipo di amore forte, potente, in grado di rivoluzionare l’esistenza di un individuo anche se soggetto a leggi umane. Una tra tante quella della tempistica: non c’è amore che tenga a fronte di un approccio cronologico sbagliato, di una sincronia che non riesce a crearsi per un incontro d’anime se il momento non è quello giusto per entrambi. 

Teresa è una donna decisa e determinata, non agisce per timore del giudizio della gente ma perché sa assumersi il peso delle sue responsabilità, soprattutto quelle familiari. Ritieni sia questo il profilo caratteriale più comune tra le donne di oggi?

Indubbiamente la decisione di Teresa di mettere fine alla sua relazione extraconiugale, tornando nei ranghi di moglie in un ménage familiare tradizionale, risente appieno dei tempi in cui ho collocato l’inizio della mia storia. Siamo negli anni sessanta, sterzare per cambiare radicalmente vita rivendicando maggiore considerazione per le proprie esigenze di donna non è ancora alla portata di tutte. Certamente non delle donne che non godono di piena autonomia, anche intesa come indipendenza economica. Probabilmente oggi c’è in teoria più ampiezza di manovra. Nell’attimo in cui una donna realizza di essere impastoiata in un rapporto affettivo-sentimentale o in una relazione amorosa che stentano a crescere ha maggiori possibilità di esigere il ‘diritto a essere felice’ rispetto al passato, anche a costo di assumersi, in virtù di un potere decisionale più concreto, la responsabilità di ‘tirare la carretta’ da sola, senza cioè appoggiarsi a una figura maschile di riferimento com’era una volta. Che poi non lo faccia, accontentandosi, magari, di scelte di comodo, istituzionalizzate e quindi accettate socialmente a occhi chiusi, è un altro discorso: checché se ne dica, una separazione o un divorzio non sempre rappresentano una garanzia in tal senso.  Il cammino verso la riconquista di un’autonomia anche affettiva oggigiorno è assai spesso in salita. Prova ne siano i tanti episodi di femminicidio o di violenza di genere che popolano la cronaca odierna.

Nel tuo romanzo è molto rilevante la quotidianità delle donne, la dimensione del loro impegno e la loro importanza nella vita delle persone che stanno loro intorno, e questo vale anche per Teresa. Quanta parte dei tuoi convincimenti personali ritroviamo nel romanzo?

La società italiana è ancora molto imperniata sulla figura femminile come elemento portante anche se fa talvolta fatica a riconoscerlo effettivamente come tale. In questo siamo piuttosto legati a schemi culturali tramandati di generazione in generazione che fanno leva su quelle che tu in precedenza hai chiamato ‘responsabilità’. Sono le donne a farsi spesso avanti accollandosi carichi che potrebbero con tranquillità delegare o, meglio, condividere paritariamente con il proprio compagno. Uno tra tanti? L’educazione dei figli che è ancora in maniera preponderante appannaggio femminile, in famiglia come a scuola. E qui parlo da madre e da docente anche in base alla mia esperienza. E’ una cosa bella? Probabilmente no, non completamente. Certamente anche questa scelta è influenzata da stereotipi e tipizzazioni talmente radicati nei tessuti sociali di appartenenza da sembrare quasi ‘naturali’. Capaci, però, di avvilire la creatività, l’estremo buonsenso e la velocità di pensiero propri di ogni donna.

La mia opinione è molto precisa a riguardo, appartenendo alla quarta generazione di donne lavoratrici della mia famiglia; credo nel potere di autoaffermazione femminile ma anche nella complementarietà dei ruoli, in una visione affettivo-relazionale tra uomo e donna sinergica che non sia mero frutto di strategie ma di una reale compartecipazione. In ‘Romanzo’ ho, però, cercato di calarmi nella prospettiva di Teresa e di Maria provando a immaginare a cosa entrambe pensassero, quali fossero le ragioni delle scelte intraprese. Personalmente ho un’idea della maternità costruttiva: una scelta fatta di chiarezza d’intenti e non soltanto un’occasione per rispondere al richiamo dell’orologio biologico che è un ciascuna. Oggi possiamo a pieno titolo decidere se diventare madri, portando avanti in maniera illuminata questa possibilità, se ce la siamo concessa. Non giudico, parimenti, chi questa occasione non ha voluto né potuto coglierla: madri si diventa, più che nascere. Io ne faccio più una questione di qualità che di mero genere di appartenenza.

Quando scrivi tendi ad essere neutrale rispetto alla narrazione, oppure finisci col parteggiare per uno o più dei tuoi personaggi e far fluire il loro punto di vista e i loro sentimenti, insieme ai fatti?

In ‘Romanzo Popolare’ ho cercato il più possibile di non essere di parte, di mantenere una prospettiva realmente empatica, probabilmente anche perché ‘Romanzo’ è il mio secondo lavoro, ha pochi agganci autobiografici e rappresenta, anche dal punto di vista scrittorio, la mia parte ‘cresciuta’. In genere, però, nella narrazione come nella vita reale, cerco di ‘assecondare’ i personaggi, facendoli esprimere come più loro vorrebbero. Per una questione di coerenza e coesione testuale ma anche perché ogni forzatura potrebbe costare cara. Parlando per immagini, mi piace prenderli per mano per seguirli laddove loro vogliono condurmi, senza pregiudizi di sorta.  

Nel tuo racconto assistiamo alla quotidianità asfissiante di una donna prigioniera di una situazione familiare pesante. Come avviene, in un romanzo simile, la fase della “documentazione”? Quali sono le tue fonti e il tuo materiale di riferimento?

Sono una buona osservatrice di quanto mi circonda, lo faccio sempre con molta attenzione e sono portata, per indole e per forma mentis, a ‘leggere tra le righe’ andando oltre l’apparenza. C’è anche da dire che la mia situazione lavorativa e il fatto di aver cambiato qualche volta in più luogo di residenza mi hanno permesso di avere sotto mano situazioni diversificate che ho conservato dentro di me per poterle al meglio descrivere qualora si fosse creata una possibilità narrativa ad hoc. Voglio, tuttavia, rassicurare i miei amici: sono gelosissima della mia e dell’altrui privacy, non sarei mai in grado di riportare cose, persone e situazioni facilmente identificabili.

L’ambientazione del tuo romanzo è a Pescara. Tu vivi a Pescara. Quindi hai seguito la regola aurea del parlare dei posti e delle cose che si conoscono bene. Vorrei chiederti di descriverci invece la tua Pescara “interiore”: quali sono i posti della tua città che per te hanno più importanza? Li hai descritti nel romanzo?

A dire il vero la mia è stata una scommessa fatta anche e soprattutto con me stessa; ho voluto parlare di un lato poco conosciuto, fatto di atmosfere sommesse, sottaciute, poco evidenti della città che mi ospita da circa trent’anni. Pescara mi ha ‘adottata’ e ‘cresciuta’ con grande disponibilità ma io sono comunque un’outsider, una figlia adottiva che può concedersi il lusso di girare in semianonimato dal momento che non è facilmente individuabile se non per questioni professionali e/o lavorative. La mia Pescara ‘interiore’ è la Pescara più antica e ricca di storia, quella del quartiere di Porta Nuova che ospita il nucleo più antico della città, reperti romani inclusi.  San Donato rappresenta la propaggine periferica di quest’ampia zona, un’area in cui ho deciso di restare nell’attimo in cui la mia vita si è maggiormente definita, così come a suo tempo qui avevo stabilito di vivere.

La storia di Teresa si proietta in (e viene influenzata da) tutte le altre storie narrate. Qual è il tuo rapporto di scrittrice con questo personaggio così forte e con tutti gli altri? Quali sono i personaggi di questo romanzo che ami di più e perché?

Teresa è una donna certamente arbitro del proprio destino. Resta con suo marito, un compagno di vita che è in grado di assicurare a lei e ai loro figli il meglio a cui loro possano aspirare, sacrificando la propria femminilità e rinunciando all’amore pur di non essere artefice del terremoto esistenziale delle sue due creature. Spinge Giacomo e Lidia a conquistarsi con dignità un posto nel mondo affidandosi a quella sorta di ‘livella’ sociale che all’epoca era costituita dalla scuola che garantiva a chiunque la possibilità di ottimizzare la propria esistenza grazie a un sistema meritocratico che funzionava. Provo molta tenerezza per Giselda: una donna-bambina, prigioniera della propria fragilità emotivo-sentimentale, che non riesce a sopravvivere se non all’ombra di una figura maschile, decidendo di immolare se stessa e il figlio che porta in grembo a un amore impossibile piuttosto che scommettere in un domani migliore, diverso anche se vissuto in solitudine. Lo stesso Matteo è il prodotto di scelte educative e affettive devastanti che non gli permettono di crescere e di evolversi in maniera matura, consapevole. Un figlio di donna amato e appoggiato sempre incondizionatamente da Maria, sua madre, principio e fine della sua rovina. Una figura emblematica, quest’ultima, facilmente rintracciabile anche ai giorni nostri in tutte quelle madri che hanno scientemente deciso di irreggimentare emotivamente i propri figli maschi, impedendo loro di crescere e di recidere il cordone ombelicale per vivere di esistenza propria.

 

Titolo: Romanzo Popolare
Autore: Lucia Guida
Editore: Amarganta Editrice
Prezzo cartaceo: € 12,50

Prezzo ebook: € 2,49
Data di Pubblicazione:  febbraio 2016

ISBN  cartaceo: 978-88-99344-35-1

ISBN  ebook:  978-88-99344-36-8

Pagine: 174

Reparto: Narrativa/Narrativa Contemporanea

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Foto di Guerino Di Francesco: