Ascolta il mio silenzio

di M.Carla Renzi

E' l'ora. Strano pensare che sia giunta un'ora speciale guardando fuori dalla finestra, da dietro i vetri chiusi, mentre dentro le stufe vanno a tutta manetta, il camino brucia legna a più non posso, noi vestiamo maglioni e calze di lana, ma nel giardino la bouganville è piena di fiori viola ed i geranei rossi, belli popputi e rigogliosi, riempiono i vasi grandi come fossero delle opulente copie di plastica. Strano pensare che sia gennaio; strano pensare che quei fiori che dovrebbero ancora nascere sono invece qui da mesi e mesi e nessuna pioggia, nessun freddo improvviso li ha finiti; strano pensare che anche l'erba verde del prato ha osato sfidare il tempo e sembra che stia vincendo.
Ma è solo una piccola sfida, come la nostra piccola sfida, della quale conosciamo benissimo la fine. E questa è l'ora speciale, l'ora in cui la vita è sospesa, immobile quasi nel tempo, così come i fiori fuori stagione possono sembrare mummificati, altrettanto noi, quieti e senza respiro, stiamo.
La nostra ora speciale, quella in cui sommiamo i giorni fin qui trascorsi in maree turbinose, in attese insaziabili, in sogni scellerati, in azioni in bianco o in nero, senza sfumature plausibili, negli orgogli traditori, negli amori spenti, nelle avidità illimitate, nei desideri insopportabili di eternità, mentre non ci accorgevamo neppure che il corpo si andava imbevendo di infinite esperienze così come la pelle veniva disegnata da rughe sempre più fitte, ragnatele della nostra vita nella quale noi siamo stati il ragno ed anche la mosca. Ragnatele che hanno disegnato il nostro tempo, con tutte le sue ore.
Questa è la nostra ora speciale perché siamo insieme. Oggi siamo insieme come mai lo siamo stati mentre anche lo eravamo, mentre lentamente costruivamo il nostro percorso dilaniato da faticosi dubbi, eppure annodati insieme in modo da non poterci sciogliere.
Tutte le altre ore le abbiamo riempite di parole, ad ogni parola un fatto, ad ogni fatto un peso nell'animo e, alla fine, l'animo di ognuno di noi è diventato enorme e pesantissimo, impossibile da trascinare ovunque. Per questo ci siamo fermati.
Solo allora ci siamo guardati e ci siamo riconosciuti umani e non Dei.
A quel punto ogni forza è venuta meno ma non siamo crollati al suolo come sacchi vuoti perché in ognuno di quei sacchi, tu nel mio, io nel tuo, avevamo messo qualcosa. Avevamo messo la conoscenza, la pazienza, i segreti, la stima, la cura, l'alleanza, la confidenza, la fiducia.
Il tuo sacco era ormai pieno della mia vita mentre la tua riempiva il mio. Tutta la strada dietro di noi l'abbiamo percorsa sorreggendoci e intorno a noi non ne avevamo vista altra possibile. Davanti ai  bivii più importanti  abbiamo scelto insieme e oggi tu sei le mie scarpe solide per affrontare gli ultimi terreni sassosi, io sono i tuoi occhiali da sole per difenderti dalla luce accecante del futuro mondo sconosciuto.
Non dobbiamo dirci altro, tutto è stato detto. Dobbiamo solo tenerci per mano mentre io ascolto il tuo silenzio e tu ascolti il mio.
 

Pubblicato sabato 9 gennaio 2016