Armonia

di M.Carla Renzi

Una nota continua si spande d’attorno e avvolge il globo ogni volta che uno di noi entra nell’atmosfera. E’ un Do sonoro e pieno, il cui suono prosegue ininterrotto, quello che ci accompagna mentre, mollemente adagiati sull’aria soffice, ci avviciniamo alla terra.

Quando eravamo fuori di lì non eravamo spazio, non eravamo tempo, non eravamo materia.Avevamo però quella sola circostanza per trasferirci, e infatti è arrivata.

Nel viaggio, che in realtà dura un attimo, in cui, dall’idea di noi, diventiamo esseri viventi, pur riempiendoci delle nuove esperienze di chi si va affacciando alla vita, non possiamo dimenticarci di quando eravamo incorporei, sì, ma dalle infinite possibilità.

Eravamo fuori a fare la fila, aspettando il nostro turno.

Nel frattempo, se così vogliamo dire con un linguaggio terrestre, gironzolavamo tra le galassie riempiendoci dell'energia dello spazio intergalattico, spegnendo o accendendo la luce delle stelle, facendo il periplo dei Pianeti, talvolta perfino osando avvicinarci al Sole. Cosa ci poteva mai fare di male?

Noi ci divertivamo con i suoi sputi di fuoco, e, anzi, era un vero gioco confrontare gli infiniti Soli dell’ Universo. Li potevamo guardare contemporaneamente e, quasi vedendoli vicini, calcolare quale fosse il più grande e il più esplosivo.

Costellazioni infinite ci spiavano e noi spiavamo loro. Solo che loro sarebbero rimaste lì in eterno, noi invece forse ce ne saremmo andati via, qualora il caso l’avesse voluto, e saremmo approdati ad altri lidi.

Non avevamo freddo né avevamo caldo. Ma la cosa più bella che temevamo di perdere per sempre era l’immenso, enorme ed ineguagliabile silenzio.

Ma diciamo la verità: noi non vedevamo, non sentivamo, non giocavamo, perché non eravamo, e questa era la nostra grande libertà, libertà totale.

Mentre adesso ondeggiamo tra rade nuvole e raggi di Sole che piombano al suolo, in una palla d’aria chiusa nella sfera di gas e vapori, non sapendo ciò che ci aspetta, viviamo una smisurata ed indescrivibile nostalgia di quando eravamo solo ipotesi.

Intanto, verso di noi che avanziamo, si materializza un mondo nuovo di cui però non abbiamo ancora consapevolezza. E’ ciò che ci aspetta: è il mondo degli uomini.

Al Do si vanno unendo altre note, dapprima melodiose fra loro ma, subito, affastellate insieme senza armonia. Fai giusto in tempo a credere che questo possa essere un mondo da amare, così come dicono le terre e le acque che le circondano, le popolazioni animali e vegetali che vivono sotto e sopra; guardando superficialmente, vedi tutto bello e colorato, vitale e gioioso.

Ma le note discordanti che si fanno sempre più stridenti e sgradevoli, man mano ti avvisano di guardare bene e di prepararti a ciò che incontrerai.

Stai planando.

Ammari in un liquido caldo. Passi per uno stretto cunicolo. Ti sforzi e ti affatichi. Esci tra urla e pianti: suoni sconosciuti, strepiti insopportabili che ti sconvolgono e ti spaventano fino a farti piangere. In tal modo conosci le lacrime, l’oppressione del dolore, la brutalità.

Impari subito a temere per te stesso e, contemporaneamente, hai il senso di te. Vedi allontanarsi la tua sola compagna di una volta: la purezza. E mentre lei si allontana da te, sapendo che non la potrai raggiungere, tu le gridi dietro: "Aspettami, vedrai, ritornerò a gioire con te, nel nostro paradiso !”.

 

A Maurizio Furlani

Pubblicato venerdì 11 dicembre 2015