Ma già prima di giugno - Patrizia Rinaldi

di Luana Troncanetti

Ho letto questo romanzo di Patrizia Rinaldi in poche ore e ho pubblicato i miei pensieri a caldo sul suo profilo Facebook, senza riflettere un solo istante su quanto stavo scrivendo:

Ho finito di leggerti ieri sera, mi ripropongo di riordinare le idee in modo più articolato, di confezionare una recensione degna di questo nome. Però a me il termine “confezionare” suona un po’ artificioso, preferisco fissare intanto pensieri di pancia, i più spontanei, quelli che mi somigliano di più.

C’è una cosa che mi incanta davvero quando leggo una storia: la capacità di raccontarla. Suona banale, una cosa che odio è proprio la banalità, ma ci sono storie splendide raccontate male. Semplificate da un linguaggio che usano un po’ tutti. Smorzate da frasi ordinarie, già sentite ovunque. Fritte e rifritte, stantie. 
Per me un* scrittor* davvero capace è quell* che non prende la sua penna in prestito da nessuno, che non ricorda cose già lette. Troppi, quasi per sport, giocano a scoprire analogie fra gli scrittori. Ma con te è impossibile: hai uno stile originalissimo, danzi fra le parole col tuo incantevole sorriso, col cuore, con ironia e profondità, con una forza travolgente, una delicatezza struggente, una ferocia spietata che è vita.

Vitale e meraviglioso questo libro, una danza tutta tua che non segue pentagrammi, deraglia sconvolgendo gradevolmente le regole della sintassi, scavalla i luoghi comuni. Una danza che ho amato moltissimo, forse perché io adoro ballare. 

Grazie per questo libro, Patrizia. Te lo dico con queste parole scombinate, come i dialoghi che concludono la storia di Ena e che mi hanno strappato lacrime e singhiozzi di riso sfrenato. 
Ho inaugurato i miei occhiali da presbite proprio con il tuo libro, li ho appena acquistati. Li vedi nella foto insieme a quelli da miope. Meravigliosi, inaspettati e contraddittori regali dell’età che avanza. Meraviglioso dono il tuo “Ma già prima di giugno”.

Qualcuno mi ha detto che questa è già una recensione, ma vorrei aggiungere qualche parola in più. Non vi racconterò la trama né vi guasterò il piacere di leggerlo con anticipazioni inopportune: ritengo che chi pratica lo spoiler andrebbe perseguito penalmente per crudeltà mentale.

Aggiungo soltanto qualcosa alla struttura della narrazione e un paio di brevi informazioni su come ho visto e percepito io Maria Antonia e sua figlia Ena.

Il romanzo procede a capitoli alterni, la storia della madre è affidata a un narratore. É lui che ci descrive la dannazione della guerra e i limiti di un’epoca in cui è troppo facile suscitare scandalo, basta una scollatura audace per guadagnarsi l’appellativo di puttana. Ma Maria Antonia è affamata di vita e di sopravvivenza, non ha tempo per preoccuparsi del giudizio altrui. Non le interessa proprio, a dirla tutta. Deve affrontare topi famelici che succhiano mammelle umane, fame, lutti e miserie, attese infinite di notizie dal fronte, troppi occhi malevoli bramosi di pettegolezzo o di desiderio sempre appiccicati alla carne. Riesce a farsi scivolare addosso questi orrori con relativa leggerezza, è per questo che resta giovane per sempre.  

Ena, la figlia,  risponde dal presente e parla in prima persona. Ormai vecchia e (forse?) prossima alla fine, ci regala un monologo impastato di ricordi della madre e di amore amicale per Giuseppina, con la quale vive un rapporto intenso e particolarissimo che oltrepassa la malattia e una disabilità che rincoglionisce la mente, non il cuore.

Ena prova un odio benevolo verso la giovane badante, ha ancora voglia di dare scandalo con infantile divertimento, resta aggrappata alla vita con quell’incoscienza peculiare di chi è troppo vecchio o troppo giovane.

Una narrazione che alterna passato e presente, che regala voce a due donne forti anche se in maniera diversa, due femmine profondamente scorrette che si sono saziate di esistenza come meglio hanno potuto anche negli errori, soprattutto in quelli.

Ma già prima di giugno è un romanzo che mi ha fatto ridere e piangere di gusto, in particolar modo nel finale. Soltanto i grandi narratori riescono a tirare fuori emozioni così contrastanti in un unico scritto, spesso in un’unica locuzione. Patrizia Rinaldi ci riesce in modo egregio, è capace di farlo persino scrivendo un breve status su Facebook. Il talento si riconosce anche da poche righe, datemi della lettrice arrogante o troppo impulsiva, ma questo è. Almeno per me. 

Leggetela, leggete qualsiasi cosa scritta da lei. Non ho altro da aggiungere sull'argomento. 

PAROLE CHIAVE: Amore, Recensioni, Romanzo