A cena dall'ambasciatrice

di antonella santarelli

A cena dall’ambasciatrice
Racconto inedito di Antonella Santarelli

Agosto 2013. Campagna umbra. La villa è illuminata in ogni angolo dell’immenso giardino e nelle stanze dalle grandissime vetrate. Il paese, seppur vicino, è distante anni luce da quella casa, dai suoi padroni e dal centinaio di ospiti che stanno via via arrivando su macchine lussuose e corredate quasi tutte di lampeggianti, inutili ma efficaci marcatori di status cui nessuno, per l’occasione, ha rinunciato. La nuova ambasciatrice è perfetta nel suo vestitino semplice e raffinato: perle e tacchi completano il quadro di donna elegante e di classe. La cena è il primo momento ufficiale di incontro con uomini di stato, politici di rilievo ed élite imprenditoriale della nazione cui rivolgerà le sue doti diplomatiche con grande attenzione: c’è da recuperare in fretta l’immagine offuscata del grande impero di cui fa parte. Questo è il suo compito e vuole portarlo a termine senza errori, il Presidente è stato chiaro: “Qui ti giochi la tua carriera”. Troppi errori sono stati commessi. Un drappello di ragazzi e isolani, “spazzatura” in gergo, ha vinto tutte le battaglie ridicolizzando la nazione più potente del mondo, la patria della manipolazione mediatica, l’esercito onnipresente nel pianeta a difesa degli interessi economici della propria moneta. La costruzione del grande avversario “terrorista islamico”, in piedi da diversi lustri, è una baggianata nei confronti del lavoro sotterraneo e, via via sempre più visibile, fatto dal movimento, spontaneo e senza soldi, che si oppone all’operazione “Star wars”.
La cena nella grande villa è il modo migliore per presentarsi alla “gente che conta” di quel paese, di cui loro, i dominatori, farebbero volentieri a meno, ma che, per la posizione geografica nello scacchiere della zona, devono continuare a corrompere dando l’illusione all’opinione pubblica del “rafforzamento dell’unione per interessi comuni”. Di comune c’è poco o niente, loro sono i padroni e gli altri sono i servi depravati di cui l’Intelligence conosce praticamente tutto. Il rispetto andrebbe più agli “ideological people”, ai contestatori, ma questa è una storia vecchia che non la aiuta certamente. Repressione e corruzione, invece, sono le armi sempre usate e le uniche che funzionano.

Le note del giovane e importante pianista italiano accompagnano l’arrivo degli ospiti, alcuni in alta uniforme. Il sorriso dell’ambasciatrice è per tutti e tutti le sono grati per l’invito tra i “potenti del paese”: sicuramente, ci saranno in futuro ulteriori riconoscimenti e prebende di qualsiasi natura, ben accette in un momento di difficile gestione della cosa pubblica, in cui l’attenzione dei cittadini è centrata sulla trasparenza e sui costi della politica. Ma anche in quel campo, si sta tentando di recuperare terreno: gli oppositori sono fuori dal Parlamento e l’unico che in qualche modo resiste è al centro di tutte le azioni ideate dai servizi segreti. Azioni dal peso politico e mediatico “crescente”. L’ambasciatrice è abituata a pensare e ad agire: nello stringere le mani e rivolgere frasi di benvenuto e sorrisi, il compito dell’azione diplomatica le è ben chiaro. Tutto studiato sotto la parvenza di un gesto di cordialità privata e istituzionale nello stesso tempo.
Anche il salottino verde dove si sarebbe appartata con qualcuno dei suoi ospiti è elegante e predisposto all’incontro con microfoni e videocamere di cui, nel rituale gioco delle parti, anche gli ospiti sono a conoscenza. Toccherà per primo al responsabile dei servizi segreti, a cui avrebbe riconfermato fiducia (ai minimi storici, ma non può dirlo) con la velata ma chiara minaccia di richiesta di rimozione in caso di errori. Poi al portavoce del primo ministro. Nella scelta degli inviti, sempre per calcoli diplomatici, sono stati infatti scartati i ministri con cui si sarebbe incontrata ufficialmente nei giorni seguenti. In ogni caso, il messaggio è sempre quello, univoco e unidirezionale: attenersi alle loro direttive e avvertirli in caso di difficoltà. Difficoltà che, comunque, la loro Intelligence è in grado di intercettare prima e meglio. Ma la parvenza di collaborazione è un corollario necessario per marcarli stretti e far sentire il controllo costante e continuo. La grande democrazia occidentale non può correre il rischio di screpolature, anche minime, nell’impalcatura. Gli interessi nella zona sono rilevanti e correlati alla grande partita in atto contro l’est del mondo.

La cena, ormai, è pronta: sul prato, buffet con pietanze di varie nazionalità, artisticamente disposte, attirano l’attenzione degli ospiti che magnificano la cordialità e l’eleganza dell’ambasciatrice, già pronta a ricevere il più importante fra gli editori della nazione. Poi, è il turno del presidente della più grande agenzia giornalistica. Uno dopo l’altro, gli “opinion makers” ascoltano, ricettivi e perfettamente inseriti nel ruolo di subordinati ma preziosi collaboratori, l’invito alla reciproca fiducia e alla comprensione della necessità di esecuzione di ordini e disposizioni che possono arrivare anche all’improvviso e apparire “alquanto singolari”. Tutto nella massima legalità, comunque: ciò che non vi è riconducibile, non costituisce oggetto di interesse dichiarato dalle parti in quella occasione. Altri e altrove se ne sarebbero occupati. Del resto, una grossa mano d’aiuto ai servizi segreti arriverà da qui a poco anche dalla nuova forza armata di controllo e repressione decisa dalle disposizioni comunitarie e presentata all’opinione pubblica come risposta alla necessità di fronteggiare minacce eversive internazionali e di ordine pubblico. Minacce eversive sottolineate da provvidenziali incursioni nei paesi occidentali per mano di improbabili terroristi subito eliminati in spettacolari azioni di polizia. Il malessere sociale crescente della popolazione sarà sempre più oggetto di attenzione militare e di interventi armati: la via più facile e sbrigativa nella risoluzione di problemi già altrove e da altri affrontati. La recita della democrazia deve, però, continuare ancora a lungo: far credere che la volontà popolare possa esprimersi nella scelta di uomini e donne è essenziale per la tenuta del sistema. Presentare, attraverso ben congegnate azioni di comunicazione, come “residui ideologici” le proteste contro armamenti e guerre è altrettanto vitale per il potere. Ecco perché la più grande potenza del pianeta cercherà ora di abbassarsi verso i dominati dando la parvenza dell’ascolto “democratico”. Soprattutto su temi avvertiti come rilevanti e con modalità innocue per non scalfire lo “status quo” dell’oligarchia sovranazionale. L’apparente interesse per la salute della popolazione ad esempio, da parte dei governi è un alibi e un’arma da utilizzare ai fini del consenso e della propaganda. L’aspirina a chi è condannato a morire di tumore.

L’ambasciatrice ora serve a un illustre ospite un piatto di melanzane cotte secondo la ricetta siciliana, prestandosi amabilmente alle foto fatte dai cellulari dei commensali impressionati dall’atto così eccezionalmente democratico. Poi correrà nella saletta dove il capo dell’importante organismo legato alla Difesa della nazione riceverà le istruzioni dettate direttamente dal Presidente. Il messaggio sarà chiaro e immediato: “Rispettare quanto già fissato senza tentennamenti o concessioni alle proteste dei movimenti”. L’ambasciatrice ora è pronta a dare il via al momento dei festeggiamenti veri e propri: una grande torta decorata con le bandierine dei due paesi fa l’ingresso trionfale nel prato. Bottiglie di champagne, rigorosamente italiano, vengono stappate simultaneamente dai camerieri. Gli invitati sono al culmine della gratitudine verso la cara ambasciatrice, cosi accorta anche nei particolari; con gli occhi lucidi, farebbero qualsiasi cosa per lei e il paese cui devono gran parte della loro fortuna personale. Uno degli ultimi colloqui della serata è con l’esponente del grande partito di governo, allineato da tempo in tutto e per tutto con la politica estera del suo paese: l’ambasciatrice sa che il colloquio sarà del tutto privo di ostacoli. “Continuate nella campagna sui temi civili, gay, discriminazioni, violenza, questione femminile… il vostro elettorato ha bisogno di differenziarsi da quello degli altri partiti al governo. Fate molto bene a non parlare dello stato reale dell’economia e delle scelte fatte per l’Italia perché far sapere con certezza all’opinione pubblica che si è deciso di deindustrializzare può essere pericoloso. Dovreste temere la rivendicazione dei piccoli imprenditori italiani, destinati a sparire, quella degli operai e dei dipendenti meno: come abbiamo fatto a ottobre di due anni fa, se necessario, li faremo sfogare in una grande manifestazione da noi finanziata e preparata grazie a voi, in passato vicino ai lavoratori, e ai sindacati. Per il resto, siete stati accontentati: gli esperimenti di ingegneria climatica quest’anno vi hanno risparmiato le eccessive e continue ondate di calore dell’estate scorsa, come ci ha chiesto il vostro presidente. Non possiamo darvi le stesse garanzie per i terremoti, però. Il programma Star Wars deve andare avanti rispettando le tappe concordate. Lo spazio aereo deve continuare a essere del tutto libero per noi, come stabilito nel patto secretato del 1991. Gli impianti in costruzione devono essere ultimati, costi quel che costi, non ci piace la presenza di vostri rappresentanti nel movimento di protesta. MUOS, antenne, scie chimiche, basi nucleari devono essere sempre più off limits per la popolazione che deve essere tenuta lontano non solo dai siti quanto dalla conoscenza di ciò che avviene lì dentro. Nessun riferimento nei vostri programmi politici alla questione!” L’esponente del partito incassa e farfuglia qualcosa a mo’ di ringraziamento per l’invito. Pensa già a cosa dire nella conferenza stampa del giorno successivo e a cosa postare nella sua pagina di facebook rigorosamente chiusa ai commenti della gente che lì ha provato a parlare di guerre, armi e crisi economica: “Occorre un ulteriore passo in avanti contro la discriminazione razziale”, frase a effetto ed efficace dopo l’ennesima provocazione a una donna di colore per bocca del leghista di turno.
La democrazia italiana è salva e ben custodita. Come la carriera della bella ambasciatrice.


(I fatti narrati sono frutto della fantasia dell’autrice. La realtà non è così poetica.)

Pubblicato venerdì 17 gennaio 2014