Lo primo incontro e veritiero (racconto a quattro mani con Loredana Falcone)

di Laura Costantini

“Signorina Portinari esigo che ognuna di voi abbia il suo testo. Scenda in biblioteca e si procuri una copia della Vita Nova, adesso!”

Beatrice odia andare in biblioteca, c’è polvere, silenzio e puzza di vecchio. Ma quando suor Clementina alza la voce è meglio scattare. L’ultima volta che ha esitato ci ha rimesso un I-phone da 16 giga.

Non si stupisce che i suoi passi risuonino sotto le volte duecentesche: le sue compagne sono tutte a lezione e Luigi, il bibliotecario, sta facendo la siesta nella sala dei manoscritti.  Meglio così, parla troppo, non si fa i fatti suoi e la spoglia con gli occhi. E comunque per lei lo schedario non ha segreti. O meglio, non li aveva. Da dove spunta questa stanza dell’Alighieri? In due anni di ginnasio al Santa Reparata è la prima volta che ne sente parlare. Anche la collocazione è strana: una porticina in fondo al corridoio che non ha mai notato prima. E’ un sollievo che non sia chiusa a chiave. Il chiavistello appare pesante ma ben oliato, scorre all’indietro e neanche un cigolio accompagna l’aprirsi della porta su … un vicolo?

Beatrice si guarda alle spalle. La biblioteca è buia e silenziosa come sempre. Davanti a lei luce e rumori. Non sta lì a pensarci. Un solo passo ed è la libertà. Due e la puzza rischia di tramortirla: un misto di escrementi, rifiuti organici e legna bruciata. L’olezzo raggiunge l’apice quando Beatrice esce sulla piazza. Dovrebbe essere piazza San Martino, ma è immensa.

“Ma che girano un film?”

Lo dice ad alta voce mentre rincorre con lo sguardo uomini in tunica e calzamaglia, donne avvolte in lunghi mantelli e straccioni d’ogni sorta. Per non parlare degli animali: asini, capre, cani e galline che razzolano indisturbate tra cumuli di rifiuti. Cerca tra quegli sconosciuti un volto noto, magari Scamarcio, o Antonio Cupo. E invece incontra gli occhi scuri e stralunati di un ragazzo. E’ seduto su una pietra, ha in testa un cappuccio rosso da elfo e non somiglia neanche lontanamente a Orlando Bloom. E’ allampanato, smunto e con un naso che farebbe la gioia di un chirurgo plastico.

“Scusa, che state girando?”, chiede scavalcando un profiterole di merda di cavallo.

“Perdonate madonna, ma sconosciuto m’è lo vostro idioma”, risponde quello scattando in piedi e piegandosi in un inchino.

“Sì, ho capito, sei calato nella parte”, lo liquida decisa a scovare la star. Le macchine da presa devono essere ben nascoste. Magari non è un film ma un nuovo reality. La ricostruzione storica è perfetta: nessun palo della luce, nessuna antenna sui tetti, nessun edificio riconoscibile. Certo, lei tutta quella merda in giro l’avrebbe evitata. A parte la puzza, le mosche sono dappertutto. Fa per attraversare la piazza e il tipo col cappuccio le si accoda.

“Non credo a li miei occhi, voi la gloriosa donna de la mia mente, di sì nobili e laudabili portamenti, che non parete figliuola d'uomo mortale, ma di Deo.”

Beatrice lo ignora.

“O voi, che per la via d’Amor passate, attendete e guardate s’elli è dolore alcun, quanto ‘l mio, grave.”

Ha stile, deve ammetterlo. E ha una bella voce, calda, avvolgente. Beatrice si volta a guardarlo e lui abbassa gli occhi nella polvere.

“Tutti li miei pensier parlan d’Amore; e hanno in loro sì gran variegate, ch’altro…”

“Ok, basta. Sei bravo e sei anche simpatico. Come ti chiami?”

Il pallore sotto il cappuccio trascolora in un preoccupante rossore.

“Io sono Beatrice”, cerca di incoraggiarlo. “E tu?”

Continua a fissare il terreno, ma risponde.

“Dante m’appello, da Alighiero di Bellincione.”

Lei scoppia a ridere.

“Guarda che caso. Io mi chiamo Beatrice Portinari. Ma tu non stai nel mezzo del cammin di nostra vita. Quanti anni hai, venti?”

“Diciotto fiate già appresso lo mio nascimento è tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto.”

“Ma la sai tutta a memoria? Questa è la Vita Nova, giusto?”

Finalmente alza lo sguardo.

“Negli occhi porti donna mia Amore, per che si fa gentil ciò che tu miri; ove tu passi ogn’om vèr te si gira e cui saluti fai tremar lo core.”

“Che dolce che sei… “

Comincia a guardarlo con occhi diversi. E’ piuttosto brutto. Ma quel naso gli dà carattere, alleggerisce la fronte troppo alta e sottolinea l’acutezza dello sguardo. Beatrice se ne accorge solo adesso, ma quelle pupille adoranti sono di un verde autunnale e le labbra, benché sottili, incorniciano un sorriso invitante.

“Leviamoci di mezzo prima che qualcuno della produzione protesti. Dove alloggi?”

“Do… dove dimoro mi… dimandi?”

Balbetta ma ha le idee chiare il ragazzo. L’idea è venuta a lui e Beatrice la sposa in pieno. Sorride maliziosa.

“Sì, ce l’avrai un posto per stare un po’ soli.”

“Ciò che m’incontra ne la mente, more, quand’i’ vegno a veder voi, bella gioia; e quando vi son presso, i’ sento Amore che dice: fuggi, se ‘l perir t’è noia.”

Se sta recitando è da Oscar. Sembra la prima volta che riceve una proposta da una ragazza. Ma la timidezza sparisce presto e il rossore gli dona, lo fa apparire baldanzoso. Non balbetta mica mentre la prende per mano.

“Monna Bice, Amor quando sì presso a te mi trova, prende baldanza e tanta securtate  che fere tra’ miei spiriti paurosi, e quale ancide e qual pinge di fore. Andiamo.”

Non ha mai permesso a nessuno di chiamarla Bice. Ma con lui è diverso. Non sa spiegarsi come quel guitto le incendi il sangue. Lo segue all’interno di un portone e mentre le campane della piccola chiesa di Santa Margherita de’ Cerchi suonano l’ora, se lo tira addosso e lo bacia. Come non ha mai baciato nessuno.

 

Io mi senti’ svegliar dentro a lo core uno spirto amoroso che dormia:

e poi vidi venir da lungi Amore allegro sì, che appena il conoscia,

dicendo: “Or pensa pur di farmi onore”; e ciascuna parola sua ridia.

 

“Signorina Portinari, si rende conto che è stata assente per più di un’ora?”

Neanche l’occhiata di fuoco di suor Clementina riesce spegnere il sorriso ebete che le si è stampato in faccia. Nessuno l’ha mai scopata sussurrandole nell’orecchio: “Tu, Beatrice, in forma più che umana, foco mettesti dentro in la mia mente col tuo piacer ch’io vidi…”

Non sa se riuscirà a rivederlo, ma quel Dante è un grande.

“Ha intenzione di giustificarsi?”, incalza suor Clementina.

“E’ stata lei a mandarmi a cercare una copia della Vita Nova”, risponde.

Una salva di gridolini sommessi si leva dalla classe. Suor Clementina si gonfia come una rana poi sbotta: “La Vita Nova?! L’Alighieri finì sul rogo per quel coacervo di corruzione, immoralità e satanica depravazione. E lei, signorina Beatrice Portinari, per averla solo nominata, imparerà a memoria i primi dieci canti della Divina Commedia di quel sant’uomo di Guido Cavalcanti.”

 

Laura Costantini – Loredana Falcone

Pubblicato mercoledì 31 ottobre 2012

PAROLE CHIAVE: Letteratura, Narrativa, Poesia, Seduzione, Umorismo